Cascine, minacciate di morte rincorse sul ponte della tramvia

Cristina e Francesca: «Vi raccontiamo quei momenti di paura, non siamo noi a doverci vergognare nel metterci la faccia»

Le due giovani ragazze minacciate e rincorse alle Cascine da un criminale in pieno pomeriggio mentre attraversavano il ponte della tramvia a Firenze

«Abbiamo scritto una lettera a varie istituzioni ma a oggi hanno ricevuto risposta solo da un consigliere comunale»

Sono determinate le due ragazze. Due donne coraggio che vogliono metterci la faccia, testimoniare ciò che è successo loro perché nessun’altra donna a Firenze debba essere vittima di aggressione come è successo a loro pochi giorni fa. Perchè la culla del rinascimento, non può tollerare queste scene da Bronx. Situazioni come queste non debbono essere in alcun modo fatte passare in secondo piano.

Cristina Antolini e Francesca Menchi sono due 33enni del nostro quartiere che amano fare jogging quando escono dal lavoro. E il posto per eccellenza per allenarsi a correre, nel nostro quartiere sono le  Cascine, da sempre. Forse per Cristina e Francesca non lo sarà più, dopo lo scorso giovedì. E invece lo deve essere. Nessuno deve strappare le Cascine ai Fiorentini.

«Erano  le 19 – hanno cominciato a raccontare le due giovani – Insieme al fidanzato di Cristina avevamo parcheggiato la macchina vicino a piazza Paolo Uccello e ci stavamo dirigendo alle Cascine attraverso il ponte della tramvia per andare a correre. Eravamo quasi arrivate dall’altra parte quando abbiamo notato un po’ di fermento dietro alle siepi. C’era un signore fermo che stava osservando e un camioncino blu parcheggiato. Eravamo tranquille, perché credevamo fosse un mezzo della polizia, come spesso c’è in quel punto. Invece non lo era. A un certo punto questo signore vicino alle siepi ha cominciato a urlarci: “Go home, go home! I kill you and your family!“. Era un africano che ci stava venendo incontro. Ci è parso stesse brandendo qualcosa, probabilmente un coltello. Noi abbiamo immediatamente cambiato direzione. Siamo tornate indietro, di corsa. Lui ha cominciato a rincorrerci. Fortunatamente, quando siamo arrivate  in piazza Paolo Uccello, ha desistito».

«Abbiamo percepito che coloro che stavano trafficando dietro a quelle siepi non volevano che ci avvicinassimo perché non gradivano che vedessimo qualcosa – hanno continuato Cristina e Francesca – C’era insomma qualcosa che non dovevamo vedere. Era buio, non sappiamo con certezza cosa. Certamente  sappiamo che lì c’è spaccio. Lo sanno tutti. Ed è ogni giorno sulle cronache».

Il ponte della tramvia non è un luogo qualsiasi. Anzi tutt’altro: è un luogo simbolico e strategico.  Simbolico perché è un ponte: i ponti dovrebbero unire una città. Questo la divide, di fatto. Strategico perché  è  di fatto l’unico raccordo pedonale tra le due sponde dell’Arno. Se ti impossessi del ponte della tranvia, togli di fatto la libertà di  andare a piedi per la città. A maggior ragione in quest’ultimo periodo, che la passerella dell’Isolotto è stata riaperta ieri dopo essere stata chiusa  per mesi e mesi di ritardo sui lavori. E quello della passerella chiusa, non è affatto un elemento secondario, come spiegano Francesca e Cristina, anzi: «Tutto questo è successo perché, contrariamente al nostro solito, negli ultimi mesi abbiamo dovuto utilizzare il ponte del tram. Solitamente parcheggiamo in piazza dell’Isolotto e facciamo la passerella, ma negli ultimi mesi non abbiamo potuto, perché era chiusa da questa estate»

Un contrasto di emozioni in quei secondi lunghissimi: prima stupore, incredulità, poi terrore, infine rabbia: «Inizialmente non ci rendevamo conto – hanno affermato le aggredite – Sembrava impossibile. La reazione è stata lucida e quasi umoristica, ci siamo messe a correre subito, ma non provavamo paura. Forse dovevamo realizzare, ancora. Era una situazione surreale. Abbiamo realizzato dopo. Poi è arrivata la paura. La prima cosa a cui abbiamo pensato è stata mettersi al sicuro in macchina».

Un’ombra inquietante  cala su tutto questo racconto: tutti sanno, nessuno interviene a risolvere la situazione. E così la sfiducia verso il sistema  dilaga, il senso di rassegnazione schiaccia quello di giustizia. Lo spiegano bene le due vittime: «Solo quando siamo arrivate alla macchina, al sicuro, abbiamo potuto chiamare i Carabinieri. Non sappiamo se poi sono arrivati o no, perché nel frattempo siamo tornate a casa, eravamo molto scosse. Non abbiamo fatto denuncia formale, successivamente, perché la situazione è nota. Ci siamo limitati a chiamarli».

E la faccenda si fa ancora più amara perché il giorno prima c’era stato un precedente che poteva ben segnalare che la zona era in mano al degrado e all’insicurezza più totale. Un fatto che ha fatto sentire Cristina e Francesca completamente abbandonate dalle Istituzioni: «il giorno prima, mercoledì 3 gennaio, sul ponte della tramvia lato piazza Paolo Uccello  c’erano una decina di presunti spacciatori che si stavano picchiando – hanno spiegato le due – Quando siamo arrivate dalla parte della tramvia c’era una volante di forze dell’ordine. L’abbiamo fermata e abbiamo segnalato la cosa: non ci hanno nemmeno considerate».

Le due ragazze hanno scritto una lettera alle Istituzioni, di cui hanno mandato copia anche a noi di Isolottolegnaia.it,  ma anche lì non sono state considerate da nessuno. E la sfiducia, la rabbia verso un sistema che domanda sempre quando c’è da prendere, ma non risponde mai quando c’è bisogno di aiutare, si fa sempre più forte. O quasi. Un’eccezione c’è stata. Onore al consigliere comunale Grassi, che prontamente ha contattato le due vittime per capire la questione: «Abbiamo mandato una lettera al Comune, al Sindaco, ai vari Gruppi consiliari, a diversi assessori e ai presidenti di Quartiere 1 e 4. Nessuno ha risposto, se non il consigliere Grassi». Aggiornamento: proprio nel mentre stavamo per pubblicare questo articolo Cristina e Francesca ci hanno avvertito che stamattina mercoledì 10 gennaio era arrivata risposta anche dall’assessore alla sicurezza Gianassi

«Non siamo più libere di andare a correre alle Cascine il pomeriggio – concludono le Cristina e Francesca – Non diciamo la notte: il pomeriggio, prima di cena. E sì che non siamo delle sprovvedute. Viene sempre anche il fidanzato o dell’una o dell’altra ad accompagnarci.  Ma appena cala il buio, d”inverno, è impensabile ormai. Chiediamo forze dell’ordine fisse alle Cascine. È inutile fare una retata spot ogni tanto e tenere la pattuglia solo solo d’estate, com’è accaduto sinora. Ci vuole invece una volante ferma in quel punto e una seconda a girare continuamente per le Cascine»

 

2 Commenti su Cascine, minacciate di morte rincorse sul ponte della tramvia

  1. Pena di morte immediata a tutti coloro che sono in Italia senza regolare permesso di soggiorno, specialmente se si tratta di stranieri che delinquono come se fossero a casa loro.

    Per tutta questa gente primitiva deve passare il concetto del: “O ti adatti alle regole e alla cultura del paese che ti ospita – non da clandestino irregolare – oppure muori come accadrebbe nel tuo paese”.

  2. Sempre i soliti commenti razzisti!!! Cosa c’entra la nazionalità? Si parla semplicemente di delinquenti, e ce ne sono tanti anche tra gli italiani!!! Troglodita è chi ragiona come te!!

1 Trackback & Pingback

  1. Minacciate mentre corrono alle Cascine, il racconto di Cristina e Francesca - Lady Radio

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.