Filippo Zolesi: «Per avere sicurezza ci vuole giustizia sociale»

Filippo Zolesi, candidato presidente di Quartiere per Bundu sindaca: «Le zone rosse in centro porteranno chi delinque nella nostra periferia»

Filippo Zolesi, 39 anni,  laureato in Fisica e docente precario all’Itt Marco Polo di San Bartolo a Cintoia, è il candidato presidente  di Quartiere 4 per la coalizione Antonella Bundu sindaca, sostenuta dalle liste Firenze Città Aperta, Sinistra Italiana, Potere al Popolo.

Un impegno politico  che nasce in giovane età, il suo, fuori dai partiti: «È dai tempi del movimento pacifista contro la guerra in Iraq nel 2002/2003 che sono attivo politicamente, prima nei collettivi universitari, poi nell’associazionismo politico – spiega il professore – Non ho tessere di partito in tasca, non perché i partiti siano brutti e cattivi ma perché nessuno mi ha mai convinto e penso che si debba lavorare per superare, quando possibile le divergenze della sinistra e trasformarle in differenze, in ricchezza. Per questo abbiamo lavorato affinché ci fosse una candidatura ampia e forte come quella di Antonella Bundu a sindaca di Firenze, per questo mi sono sono candidato qui nel quartiere».

Uomo di sinistra senza dirlo sottovoce, nella sua missione sociale per la collettività è alla ricerca di quei valori autentici e originari del paradigma politico di sinistra: «Ho scelto lo slogan “Orgoglioso dei nostri ideali” perché gli ideali della sinistra devono tornare al centro delle nostre vite: alla ricerca di facile consenso, del potere per amministrare e governare, una parte della sinistra storica ha perso sé stessa ed è ormai un partito all’americana nelle forme e nei contenuti. I nostri ideali sono invece saldi e concreti: ad esempio, prendendo uno dei nostri punti di programma, la sicurezza è conseguenza della giustizia sociale».

Ed è proprio dalla concretezza di questi ideali, che declina quel paradigma sulle grande emergenze di tutti i giorni:  «Una politica comunale e di quartiere di investimento e cura degli alloggi popolari risolve o attenua quelle situazioni di disagio economico e sociale che possono a volte trasformarsi in microcriminalità. Un tavolo fra assessorato comunale, quartiere e comunità rom che lavori a superare definitivamente la situazione del Poderaccio trovando, nel rispetto delle regole e delle graduatorie, un’adeguata sistemazione per tutte le persone che hanno bisogno di alloggi popolari è la via per una giustizia sociale che crea sicurezza».

Così, per Zolesi,  allontanando e recludendo nella periferia, si creano solo ghetti urbani a discapito di chi  vive i rioni: «Non è istituendo zone rosse, che piacciono alla destra ed al centro sinistra, nel centro della città che si risolvono problemi: a subirne la discriminazione sono per la maggior parte persone che oggi non sono pericolose e chi invece delinque e dovrebbe essere perseguito viene ributtato nei quartieri più periferici come l’Isolotto».

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