Fossi tombati sotto Cintoia, qualche timore per la costruzione del nuovo palasport

Nella zona di San Bartolo a Cintoia sorgerà il nuovo palazzetto Wanny. Alcuni cittadini sostengono che proprio nell’area scelta scorrano il fosso di  Legnaia e il fosso di Soffiano, due torrenti tombati.

Becchi (Unifi): “Importante sensibilizzare sul problema”.

Notizia di pochi giorni addietro: in zona San Bartolo a Cintoia sorgerà il nuovo palazzetto dello sport. A volerlo è Azzurra Volley San Casciano.

Secondo alcuni cittadini questa maxicostruzione potrebbe danneggiare l’equilibrio idrogeologico della zona. Vi scorrono infatti due fiumi che originano nelle colline di Soffiano Alta per sfociare in Arno in località San Bartolo a Cintoia.

Nel tempo numerosi sono stati gli interventi per regimentare il deflusso delle acque. In un documento del 1907 (consultabile presso l’Archivio Storico di Firenze) si parla di ridurre a fogna murata la fossa della via San Bartolo a Cintoia. Nel 1919 sempre in via San Bartolo a Cintoia fu necessario “per ragioni d’igiene e di sicurezza pubblica” coprire il fosso che vi scorreva “vicino alla proprietà Pieralli”. Come mostrano alcuni documenti allegati esisteva anche il fosso degli Ortolani.

Successivamente, durante il Ventennio, la zona fu bonificata diventando coltivabile. Vi sorsero numerosi orti, di cui anche oggi permane qualche traccia. Secondo quanto raccolto dalla redazione di Isolotto Legnaia, durante i lavori quei due fossi provenienti da Soffiano furono indirizzati verso l’Arno. Prima sgorgavano nella Greve, adesso sembra che passino proprio sotto i terreni dove sorgerà il nuovo palazzetto.piantina fosso di legnaia e fosso di soffiano ridimensionata

I fossi  tombati di Legnaia e Soffiano sono ricordati anche nell’ancora viva memoria storica di pochissimi anziani, per un’esondazione che avvenne negli anni ’30, quando il rione di San Quirico,  fu alluvionato. E questo proprio perché i due piccoli torrenti tombati, in occasione delle piogge autunnali si gonfiarono così tanto che lo scarico non riusciva più a far fronte, perciò esondarono a monte. Pare che in seguito furono eseguiti degli interventi per incrementare le capacità del sistema sottoranneo e venne così arginato il problema.

Per approfondire il problema dei fossi tombati, Ignazio Becchi, professore emerito dell’Università di Firenze dipartimento Costruzioni idrauliche e marittime e idrologia, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Avete presente i lavori sulla FI-PI-LI? Sono dovuti alle opere idrauliche difettose nel lotto fra Ginestra e Montelupo. Poco tempo addietro per lo stesso problema si è dovuto intervenire nel lotto fra Lastra e Ginestra. In altri punti invece non è stato necessario”.

“È per questo che mi sono speso e mi spendo per sensibilizzare sul problema. Si può e si deve costruire ma lo si deve fare tenendo conto delle caratteristiche del territorio”.

“I fossi? Sono due, ma parlarne in questi termini è troppo riduttivo. Sono almeno due i fossi presenti e dico questo perché tra un fosso e l’altro resistono dei collegamenti. Più che di due fossi quindi è meglio parlare di un complesso, di un sistema idraulico”.

“Per prendere coscienza del problema è bene ricordare che in quella zona è stata realizzata anche la nuova stazione dei pompieri, in zona di golena (zona nella quale esonda il fiume in caso di piena, nello specifico la Greve), per la quale sono state necessarie una serie di opere idrauliche in più per evitare l’allargamento”.

area palasport cavallaccio

Difficile che questo problema non sia stato preso in considerazione prima di parlare del progetto. Come lo stesso Becchi spiega si può costruire anche in zone con queste caratteristiche, sebbene rispettando alcuni parametri.

Informazioni su Lorenzo Somigli (28 Articoli)
Classe 1996. Redattore sportivo e consulente in comunicazione. Da sempre coltivo la passione per la scrittura, vivo di dubbi e amo stimolare dibattito intorno ai tempi significativi per la collettività.
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