Giotto arriva a Legnaia con dante Petrarca e Boccaccio

La guida turistica Lorenzo Grazzini

Due incontri promossi da Il Giardino del Tempo dove Giotto sarà scoperto insieme ai contemporanei Dante petrarca e Boccaccio

A Legnaia il lato più umano e quotidiano dell’artista e dei tre poeti, una storia piena di aneddoti e intrisa di fiorentinità

Questo venerdì 19 ottobre dalle 17,30 alle 19 e il successivo venerdì 26 ottobre 2018 Giotto dalle 18 alle 19,30, il pittore forse più amato dai fiorentini,  arriverà a Legnaia per svelare i suoi segreti, gli aneddoti e le storie meno conosciute. E lo farà insieme ai tre poeti contemporanei suoi conittadini più celebri: Dante, Boccaccio e Petrarca. Nei locali dell’associazione Il Giardino del tempo, in via Andrea da Pontedera,  docente Lorenzo Grazzini, guida turistica fiorentina, condurrà i partecipanti in un viaggio intriso di fiorentinità e di curiosità storiche: Giotto e i tre poeti: Dante, Petrarca e Boccaccio.

Si scopriranno i lati più umani e quotidiani del pittore, di cui sono stai dati sagaci assaggi nella presentazione del corso tenutasi al circolo di Sant’Angelo a Legnaia: a partire dal mito della sua nascita, che risulta essere una leggenda metropolitana ante litteram:  «È ormai assodato che Giotto di Bondone non fosse realmente un povero pastore nato a Vicchio di Mugello – ha spiegato il docente  – Prima il Ghiberti poi il Vasari  ci raccontano che fu scoperto nella sua arte da Cimabue:  lo trovò casualmente in un pascolo mentre disegnava delle pecore su una pietra; in seguito Cimabue sarebbe andato da Bondone a cheidere di portare il figlioletto a Firenze per farne il suo apprendista. Bondone ovviamente acconsentì, perché capì che si sarebbe prospettato un futuro molto più prospero per il figlio di quello che avrebbe potuto garantirgli la pastorizia nel Mugello».

«Oggi sappiamo che questa è una leggenda: in realtà, con tutta probabilità, le ricerche hanno appurato che Giotto nacque nel popolo di Santa Maria Novella, nel pieno centro di Firenze ed era figlio della media borghesia – ha proseguito – Il padre Bondone infatti era un fabbro. Da qui si capisce una frase, riportata nelle cronache “più che con il belar delle pecore, è cresciuto sentendo il rumore del maglio”. Tuttavia resiste nell’immaginario dei fiorentini  il mito durato per secoli che lo vuole un’artista arrivato dalle campegne più povere. La statua di Dupré sotto il loggiato degli Uffizi, che fu posta nell’800 come tutte le altre statue lì presenti, lo ritraelo ritrae con ai piei l’immancabile pietra rappresentante una pecora».

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Giotto non fu neanche l’artista serioso e integerrimo che tutti immaginiamo «Si ritrovò ricco e famoso sin da giovane –  ha continuato Grazzini –Aveva una paura tremenda della povertà e per niente al mondo sarebbe voluto diventare povero. Anzi: quando si trattava di arricchirsi non guardava in faccia nessuno.  Per questo era dedito all’usura. Giotto ha fondato la sua fortuna economica certamnte con l’arte, giacché la sua bottega lavorava su tutto il territorio italiano, ma affitti e prestiti erano comunque certamente una sua fonte di guadagno che andava ad arrotondare l’attività artistica. Affittava i telai ai poveri lavoratori dell’Arte della lana, in seguito terreni in Mugello (da qui le radici della leggenda che lo vuole mugelllano). Ed era un creditore spietato, racconta lo storico Bargellini: se non riscuoteva i soldi dell’affitto dei  telai, faceva fallire le ditte, se non riscuoteva invece quelli degli immobili, sfrattava i contadini prendendogli le case per ripianare il debito. Questo è certamente un controsenso per quello che è passato alla storia come il pittore di San Francesco, esempio di povertà, moderazione e nessun attaccamento al denaro. Forse  anche per questo che si è costruita la leggenda del povero pastore»lorenzo grazzini guida turistica

Tuttavia Giotto è stato anche un padre piuttosto premuroso: «Aveva sette o otto figli. La sua maggior preoccupazione era far sposare le figlie, che le cronache ci riportano essere  bruttine e tracagnotte; tuttavia potendosi permettere di procurare loro ingenti  doti, riuscì a maritarle tutte».

«I due incontri che si terranno nei locali del Giardino del tempo, mettendo a confronto Giotto prima con Dante, poi con Petrarca e Boccaccio – ha invitato il docente – Giotto e Dante, in particolare, sono stati coetanei, ma quanto più agli antipodi si possa immaginare. Anndremo a capire le loro personalità le loro opere attraverso aneddoti e le storie meno conosciute».

Per i due incontri è previsto un contributo di 20 euro. Per informazioni e prenotazioni scrivere a giardino@prisma-cultura.it o telefonare al 3663142241

articolo informativo a pagamento

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