Le 3 strade antiche di Monte Oliveto di cui non sapevi l’origine del nome

Monte Oliveto è una collina prossima al centro di Firenze, il cui nome non deriva dalle ulivete che qui abbbondano, ma dalla spiritualità. Strade molto antiche percorrevano un territorio quasi selvaggio…

Monte Oliveto è certamente uno dei colli più affascinanti e misteriosi del sistema collinare subito attorno al centro di Firenze. Ha una lunga storia legata alla spiritualità, per il fatto di essere così selvaggio ma eppure così vicino alla città. Proprio come l’attiguo colle di Bellosguardo, ha strade antichissime percorse da secoli dai pellegrini

Dopo esserci occupati dell’etimologia delle strade antiche di Isolotto, Ponte a Greve e San Quirico, Cintoia e Cavallaccio, Ugnano e Mantignano, Legnaia , Soffiano, Bellosguardo, vediamo le tre strade antiche di Monte Oliveto, i cui nomi parlano di fede e storie fiorentine.  Consentiteci in questo articolo la licenza di sconfinare un poco dal nostro Quartiere 4: il Monte oliveto è terra di confine, per un versante Quartiere 4, per l’altro Quartiere 3. Ci sembrava brutto troncarlo nel mezzo. Soprattutto considerando che l’intero territorio ricade nella parrocchia di Vito e Modesto a Bellosguardo, confermando ancora di più l’unicum spirituale di questa collina, che trascende i confini amministrativi.

Via di Monte Oliveto: ovviamente il toponimo deriva dal nome del colle, che è Monte Oliveto. Ma contrariamente a quanto credono in molti (e a differenza di via dell’Olivuzzo) qui il toponimo non viene dalle estese coltivazioni di olivi che si fanno da secoli in questi campi. Prima si chiamava Monte del Bene. Il nome deriva dalle Crete Senesi, dove sorge la bellissima abbazia di Montoliveto Maggiore. Ma la storia spirituale di questo monte comincia ben prima: da sempre questo luogo, che non era affatto antropizzato, nonostante la vicinanza con Firenze, fu eletto da eremiti come luogo di ritiro. Si ritirò qui nel ‘200 un frate eremita, che le cronache ricordano chiamarsi Tommaso. Tommaso eresse un oratorio, che poi passò attraverso viarie vicende nel ‘300 alla compagnia della Purificazione (detta popolarmente compagnia dei ciccialardoni) che a loro volta lo donarono a Frate Innocenzo, un olivetano di quell’abbazia, che qui si ritirò facendone un piccolo monastero. A metà ‘300 Bartolo Capponi, proprietario di molti terreni in zona, fece costruire e donò loro l’attuale più grande e pregevole monastero. Il monastero, ricco di pregevoli testimonianze storiche e artistiche, fu  poi convertito in  ospedale militare e infine  occupato  a lungo abusivamente da movimenti vicini ai centri sociali fino e deturpato senza pietà.

Via del Casone: neanche a dirlo, il casone, era la casa più grande e possente di tutti: pare che fosse quella che fu costruita dalla famiglia Mercati e che dovrebbe affacciarsi sui giardini Torrigiani. Tuttavia, non siamo riusciti a individuarla, forse sarà stata abbattuta per l’ampliamento dei viali?

Via San Francesco di Paola: Prende il nome dal santo che fu fondatore dell’ordine dei minimi, cui è dedicata la chiesa che qui si trova, edificcata alla fine del XVI secolo, appartenente alla parrocchia dei Santi Vito e Modesto.

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