Pignone, l’oratorio di San Carlo Borromeo: un errore storico?

Pignone, qual era il vero oratorio di San Carlo Borromeo e dov’era? Sembra proprio che abbiamo scoperto un piccolo errore storico.

Dopo l’articolo sull’Oratorio di San Carlo Borromeo siamo stati contattati da un cittadino, Carlo Alberto Manetti, residente nella zona. “Non era quello l’oratorio” ci ha detto “quella era la vecchia cabina di manovra. “Quando ero giovane ci divertivamo a rilasciare l’acqua per spaventare i pesci e i pescatori si arrabbiavano. In più era molto piccola: come poteva esserci un oratorio là dentro?” E mentre parlavamo siamo andati sul luogo dove la struttura sorgeva. Tutte osservazioni pertinenti che ci hanno spinto ad approfondire ulteriormente.

La costruzione dell’Oratorio

Guido Carocci nel suo celebre Dintorni di Firenze (volume II – Sulla sinistra dell’Arno, pag. 383) parla dell’Oratorio di San Carlo e scrive che “era stato edificato nel XVII secolo e servì ad uso di parrocchia nel periodo fra la soppressione della chiesa di Verzaja e la consacrazione della nuova chiesa di S. Maria al Pignone (1787 ndr). Nel 1789″ continua “venne posto all’incanto e venduto ad Ottaviano del Conte e più tardi fu incorporato nelle case d’abitazione di quella famiglia”. Questo senza indugiare oltre sui dettagli della struttura.

Il popolo dei Navicellai

Il sacerdote Ubaldo Pancani nel capitolo III del suo libro Il rione del Pignone di Firenze e la sua parrocchia cita due particolari che possono essere indizi utili alla ricerca. Si apprende infatti che fin dalla fondazione l’Oratorio è stato il punto di riferimento della comunità dei Navicellai che più volte tentò di affrancarsi dalla Chiesa di Verzaia. “Ci troviamo di fronte all’esistenza di un reclamo presentato dai Navicellai del Pignone alla Depositura Generale della Reggenza, la quale a mezzo del suo rappresentante, il depositario Filippo Strozzi, concordò in data 22 ottobre 1739 con la Curia Vescovile, rappresentata dal Vicario Generale Mons. Bardi, di permettere ad un sacerdote diverso dal cappellano dell’Oratorio di pernottare nella stanza sovrastante l’Oratorio di San Carlo”. E così fu e il popolo dei Navicellai crebbe.

L’ampliamento di Piazza Gaddi e la demolizione

Anche nel libro Il Pignone a Firenze, tra memoria e oblio di Giampaolo Trotta si accenna brevemente all’Oratorio di San Carlo. L’autore riporta che un’ordinanza del 1725 proibiva il gioco delle pallottole (assai diffuso al tempo) nei pressi dell’Oratorio: una targa tutt’oggi esistente in Piazza Gaddi lo testimonia. Ciò fa presumere che l’Oratorio si trovasse lì e probabilmente questo è stato demolito negli anni ’30 durante i lavori di ampliamento proprio di Piazza Gaddi. Anche nel libro di Pancani si legge che “(…) l’Oratorio di S. Carlo posto in mezzo al suddetto borgo”.  Una posizione quindi più baricentrica per la comunità del Pignone rispetto a quella che sarebbe stata con quello che si presumeva fosse l’Oratorio.

Tra le varie trasformazioni si cita la costruzione di pompe per il carburante e anche quella di una cabina di manovra ma questa né per collocazione né per forma si avvicina a quella dell’oratorio. Da carteggi visionabili presso l’Archivio storico del Comune di Firenze si evince inoltre che alcuni edifici hanno subito un arretramento del prospetto durante i lavori. Nei lavori di demolizione quindi è probabile sia stato demolito insieme alla porzione di edificio che lo aveva inglobato.

Della cabina di manovra invece non si trovano tracce significative. Non comprare nella veduta realizzata negli anni ’30 da L. Zumkeller sul Pignone né in La città e il fiume di Giovanna Balzanetti Steiner.

Controversie di attribuzione

Nel frattempo grazie ad un accesso agli atti è stato possibile fare qualche passo avanti. Il Comune di Firenze nel 2007 (con delibera n.479 del 11 agosto di dato anno) ha approvato la prima perizia suppletiva di variante al progetto esecutivo (2005). Con questa delibera fu deciso di non traslare il manufatto ma di smontarlo perché lo stato di conservazione non lo consentiva. Tra i documenti è presente una relazione descrittiva commissionata da Ataf. Vi si legge: “Tale manufatto, che in sede di progetto definitivo era stato classificato come risalente al XIII sec., ad una più attenta verifica si è invece dimostrato risalire alla fine dell’800″. 

Chiarito che non si tratta del vero Oratorio, sebbene la vulgata, svariati documenti ufficiali e articoli lo classifichino come tale, resta da capire se alla fine sarà ricostruito.

3 Commenti su Pignone, l’oratorio di San Carlo Borromeo: un errore storico?

  1. Carlo Alberto Manetti // novembre 7, 2018 a 2:12 pm // Rispondi

    Bravissimo Lorenzo spero spero che con questo tuo ineressante articolo sia sfatata la storiella dell’Oratorio di San Carlo. Rimarrebbe per chiarire tutti i dubbi sapere dove abitava la famiglia di Ottaviano del Conte.

  2. ..e su wikipedia c’è scritto che fu smantellato per i lavori della tramvia e “ricostruito tale e quale, in un punto più lontano dal ponte”…

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