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Don Enzo Ugolini, il parroco artista di San Lorenzo a Greve

La storia e le opere d'arte realizzate dal parroco di Ponte a Greve per due chiese del Quartiere 4 di Firenze a cavallo degli anni Quaranta e Cinquanta del secolo passato.

Pittore e religioso, Don Enzo Ugolini divenne parroco della chiesa di San Lorenzo a Greve negli anni Quaranta del secolo scorso ( sulla storia della chiesa e le sue opere d’arte si rimanda a questo articolo). Ugolini non fu solo un semplice sacerdote: egli rappresentò un punto di riferimento culturale e spirituale della comunità di Ponte a Greve e di Legnaia, contribuendo a “potenziare” la religiosità locale attraverso l’Arte nel secondo dopoguerra.

In questa sede analizzeremo alcuni capolavori del sacerdote, conservati nelle chiese di San Lorenzo a Greve e San Quirico a Legnaia. E cominciamo il nostro racconto proprio dalla chiesa di Ponte a Greve. Sulla lunetta del portale della chiesa rionale vi è un mosaico con la figura di San Lorenzo,riconoscibile dalla lunga tunica diaconale, dalla graticola — simbolo del suo martirio — e dal Vangelo nella mano destra, che si staglia su un mosaico dorato, evocazione della luce di quell’«amor che move il sole e l’altre stelle». L’opera venne realizzata da un anonimo artigiano di Sesto Fiorentino su disegno, forse, dello stesso Don Ugolini.

San Lorenzo con la grata, mosaico che decora la lunetta del portale della chiesa di San Lorenzo a Greve.
San Lorenzo, mosaico che decora la lunetta del portale della chiesa di San Lorenzo a Greve, post 1944 (Foto dell’autore).

 

 

 

 

Sempre nella chiesa di San Lorenzo, Grazia Badino, negli anni Novanta del secolo scorso, menzionava un leggio con un San Lorenzo di gusto neorinascimentale realizzato dal sacerdote.

All’interno della chiesa di San Quirico a Legnaia è possibile ammirare un’altra significativa opera di Don Ugolini: un San Giovanni Battista dipinto intorno agli anni Cinquanta sulla parete della cappella dove è stato collocato il fonte battesimale della parrocchia.

Il talento di Don Ugolini emerge chiaramente nel modo in cui ha saputo rappresentare figure centrali della tradizione cristiana, contribuendo così all’atmosfera di sacralità e solennità che caratterizza i battesimi. Giovanni Battista è raffigurato coi suoi iconici attributi, in un paesaggio ricco di piantine e felci stilizzate, evocando l’ambiente desertico in cui visse. L’intento principale è prettamente liturgico: l’immagine, più che decorare, accompagna e illumina il gesto sacramentale del battesimo.

San Giovanni Battista (anni 1950), chiesa di San Quirico a Legnaia.
San Giovanni Battista (anni 1950), chiesa di San Quirico a Legnaia (Foto dell’autore).

 

Nelle opere di Don Enzo Ugolini si percepisce la profondità di una fede tradotta in immagine. La sua pittura, semplice e luminosa, nasce da un bisogno di silenzio e di preghiera: non un’arte per stupire, ma per accompagnare lo sguardo del fedele verso il mistero.

Il suo linguaggio unisce in modo armonioso la chiarezza rinascimentale e la ieraticità bizantina, due “poli” che trovano in lui un equilibrio sereno e spirituale. Nei suoi santi non vi è dramma, ma calma interiore; non movimento, ma viva presenza divina.

È possibile che Don Ugolini abbia guardato — almeno indirettamente — all’esperienza della Scuola di Beuron, nata nel 1868 all’interno dell’omonima abbazia benedettina tedesca, con l’obiettivo di rinnovare l’arte cattolica rifacendosi a modelli egiziani, vetero-cristiani e bizantini. Pur senza prove di un legame diretto, affinità di spirito come la ricerca dell’ordine, la ieraticità dei soggetti sacri e la funzione contemplativa dell’immagine suggerirebbero una “comunanza” d’intenti più che di modelli. Allo stesso tempo, Ugolini potrebbe essersi ispirato non solo alla luminosità “paradisiaca” del Beato Angelico, ma anche all’equilibrio compositivo e alla dolcezza di Filippo Lippi, artisti a lui più “familiari”, geograficamente e spiritualmente vicini (Lippi fu, infatti, parroco della chiesa di Legnaia dal 1442 al 1445, ma nessuna sua opera del periodo “legnaiese” è giunta fino a noi). Seppur lontano nel tempo, Ugolini dialoga con quella tradizione rinascimentale, reinterpretandone i principi in chiave moderna e contemplativa preconciliare.

Nelle sue opere, questi richiami convivono con uno stile personale che unisce semplicità, serenità e profondità spirituale, restituendo all’arte sacra la sua voce autentica: la preghiera trasformata in “colore”.

Leonardo Colicigno Tarquini, storico dell’arte medioevale

Bibliografia consultata 
H. SIEBENMORGEN, Die Anfänge der “Beuroner Kunstschule”. Peter Lenz und Jakob Wüger 1850–1875. Ein Beitrag zur Genese der Formabstraktion in der Moderne, Thorbecke, Sigmaringen, 1983.
Guida alla scoperta delle opere d’arte del 900 a Firenze, a cura di D. Salvadori-Guidi, Firenze, Leo S. Olschki, 1996.
M. FRANCIPANE, Dizionario ragionato dei santi, Milano, Àncora Editrice, 2011.
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Leonardo Colicigno Tarquini

Leonardo Colicigno Tarquini (nome d'arte di Leonardo Colicigno) ha conseguito la laurea in storia dell'arte presso l'università di Firenze nel 2020, discutendo una tesi sulla figura di Ercole nel Medioevo. La suddetta tesi è stata successivamente pubblicata negli atti del IX Ciclo di Studi Medievali, convegno organizzato da NUME Gruppo di Ricerca sul Medioevo Latino (Firenze, 2023). Il suo interesse è rivolto tanto al Medioevo autentico, quanto a quello di reinvenzione. Nel corso degli anni 2018 e 2019, ha collaborato con diverse associazioni culturali di Firenze e Scandicci al progetto 'Scandicci Open Villas', contribuendo attivamente alla redazione di brevi schede informative di natura storico-artistica concernenti i principali beni culturali della "città della fiera", all'organizzazione di visite guidate agli edifici storici del sopraccitato Comune e alla produzione del docufilm 'La Pieve di San Giuliano a Settimo Un gioiello del Protoromanico Toscano' (regia di Vincenzo Zappia, 2019). Il video è disponibile su YouTube.

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