Il Purgatorio di Santa Maria a Soffiano: tutto quello che c’è da sapere su un’opera d’arte di Bicci di Lorenzo
L'affresco nell'antica chiesa di Soffiano raffigura un soggetto piuttosto raro, ma assai interessante: uno straordinario viaggio tra Arte e Spiritualità tardo-medievali

Sulla parete destra della chiesa di Santa Maria a Soffiano si può ammirare un affresco che, seppur lacunoso, riproduce il Purgatorio, un’opera stilisticamente prossima a Bicci di Lorenzo e databile agli anni Trenta del Quattrocento (per ulteriori approfondimenti si rimanda alla voce dedicata nella bibliografia). Il soggetto in esame, tornato alla luce nel 1872-73, sebbene raro, riveste un notevole interesse: si tratta di un soggetto dalla natura “indefinita” in quanto, nonostante l’esistenza di una notevole letteraria concernente le visioni e i viaggi nell’Aldilà, e in contrapposizione alle iconografie dell’Inferno e del Paradiso, non è mai stata adottata un’immagine “ufficiale” per tale luogo, neppure dopo il Concilio di Trento che ribadì la dottrina del cattolica sul Purgatorio. Molti intellettuali hanno proposto diverse “immagini” di questo regno oltremondano: Dante Alighieri, e prima di lui il Beda il Venerabile, se lo immaginarono come una altissima montagna; altri studiosi e artisti dipinsero il Purgatorio come un calderone, altri ancora come una sorta di “inferno superiore” con tanto di diavolacci impegnati nel punire le anime, come nell’affresco di Soffiano. Talvolta l’immagine del Purgatorio con fosse infuocate e caratterizzato da altri tratti “infernali” è sovrastata occasionalmente dalla Vergine Maria e da quei santi associati allo stesso Purgatorio, tra cui Lorenzo, Agostino, Patrizio di Irlanda, Gregorio Magno e Filippo Benizi.
Tuttavia, queste e altre “versioni” presentano un elemento comune: il fuoco, uno strumento di tortura presente sia nel Purgatorio dantesco sia in altre rappresentazioni artistiche. Ma mentre nel poema dantesco il fuoco tormenta i soli lussuriosi, in altri poemi e opere d’arte (anche del secolo passato), esso consuma tutte le anime purganti.
Tornado all’affresco di Soffiano, nonostante le estese lacune, questo mostra, in primo piano, uno stante san Lorenzo ritratto mentre salva delle animulae dai tormenti del Purgatorio (alcune di loro sono sottoposte al supplizio della ruota dentellata; altre, invece, sono percosse dai demoni). Dietro di lui troviamo san Pietro, che indica agli eletti la Porta del Paradiso.

Bicci di Lorenzo avrebbe concepito il “suo” Purgatorio come una montagna scoscesa suddivisa in fosse (probabilmente sette, come i sette peccati capitali), originariamente accompagnate da cartigli (è sopravvissuto un solo cartiglio accompagnato dalla parola «ACIDIA»), dove le anime espiano le loro colpe.

Un’analoga suddivisione della montagna del Purgatorio si ritrova nel Purgatorio di san Patrizio nel monastero di San Francesco a Todi (1346), attribuito a Jacopo di Mino del Pellicciaio: nella parte superiore dell’affresco san Patrizio, accompagnato dal laico Nicholaus, fa scaturire, con un bastone dalla vera di un pozzo, le fiamme che alimentano il fuoco di un Purgatorio diviso in sette fosse, dove le anime vengono sottoposte a diversi cicli di torture, alcune perpetrate dagli stessi demoni. In merito al Purgatorio umbro, Chiara Ponchia sostiene che si sia verificata una “commistione” tra due elementi distinti: se la presenza del santo irlandese è un chiaro riferimento alla leggenda del Purgatorio a lui intitolato, l’immagine del Purgatorio diviso in sette fosse deriverebbe dalla Divina Commedia.
Il Purgatorio descritto da Alighieri è suddiviso in dieci sezioni, come l’inferno delineato dal poeta fiorentino: due zone dell’Antipurgatorio, seguite dal Purgatorio vero e proprio, suddiviso in sette sezioni destinate alle anime di coloro che in vita hanno commesso i sette peccati capitali, secondo una “sequenza” stabilita da Papa Gregorio Magno: Superbia, Invidia, Ira, Accidia, Avarizia, Gola e Lussuria. La cima del monte è occupata dal Paradiso Terrestre.

Lo scrivente, accogliendo la teoria di Ponchia, sostiene che Bicci di Lorenzo, per l’affresco di Soffiano, avrebbe incorporato due precise tradizioni iconografiche: quella dantesca della montagna del Purgatorio e quella di San Lorenzo pronto a salvare le anime purganti, un episodio presente in molte altre opere d’arte del Trecento e Quattrocento. Secondo la tradizione, ogni venerdì, giorno del suo martirio, il santo scendeva nel Purgatorio per salvare le anime.
Principale fonte bibliografica consultata
L.COLICIGNO TARQUINI [ L. COLICIGNO], Il Purgatorio di Santa Maria a Soffiano,«Musica & Figura», X, 2013, Il Poligrafo casa editrice, Padova, pp. 9-37.




