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Cooperativa di Legnaia, lavoratori e istituzioni alla manifestazione per salvare i posti di lavoro

Solidarietà bipartisan della politica ai dipendenti della Cooperativa di Legnaia, azienda verso il concordato

Una manifestazione che ha riunito dipendenti della Cooperativa di Legnaia, sindacati, Istituzioni e schieramenti politici di ogni bandiera, quella che si è tenuta lo scorso lunedì sera, durante il Consiglio d’Amministrazione della cooperativa agricola più importante del nostro territorio, che adesso rischia di essere messa in liquidazione o, nella migliore delle ipotesi di andare verso il concordato con quasi cento posti di lavoro a rischio. Perché nel vortice ci sarebbe anche la Legnaia Vivai, formalmente non a rischio, ma di fatto controllata al cento per cento dalla Cooperativa di Legnaia.

E se i sindaci di Firenze, Scandicci e Borgo San Lorenzo, i tre Comuni che hanno negozi della Cooperativa sul proprio territorio, si erano mostrati già prima della manifestazione compatti in favore dei lavoratori, non di meno la solidarietà e la promessa di un impegno concreto è arrivata anche dal Consiglio comunale e dalle opposizioni

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 “Il primo interesse è rivolto al futuro dei cento lavoratori – avevano detto  Dario Nardella, Sandro Fallani e Paolo Omoboni il giorno prima del CdA – e alle prospettive per i produttori soci che hanno nella cooperativa un riferimento fondamentale per le proprie attività. Seguiamo direttamente l’evolversi della situazione, anche con la partecipazione ad incontri organizzati per trovare la miglior soluzione possibile per la salvaguardia dei posti di lavoro. Come primo fondamentale atto chiediamo al sistema bancario di rivedere le decisioni che hanno determinato una rapida involuzione della crisi nell’ultima settimana. Rivolgiamo al tempo stesso un’attenzione particolare alla riunione del Cda della Cooperativa che si terrà nella serata di lunedì 23 settembre 2019, e rivolgiamo un appello affinché tutte le decisioni siano finalizzate al bene dei lavoratori, dei produttori e delle loro famiglie. Siamo già in contatto con la Presidenza della Regione Toscana per la convocazione in tempi brevissimi, a seguito della riunione del Cda, di un tavolo di crisi con le rappresentanze dei Sindacati, dalla Cooperativa e delle istituzioni interessate”.

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Tutto ruota intorno a problemi bancari: l’azienda avrebbe dovuto saldare un debito contratto quindici anni fa, quando fu aperta l’attuale sede. Il 15 settembre era la data ultima che gli istituti di credito avevano concesso, ma la cooperativa non è riuscita a pagare.

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«La prima crisi fu dichiarata nel 2016 – spiegano i delegati sindacali Cisl e Cigl – Per farvi fronte era stato nominato l’attuale direttore Carlo Pinferi, che aveva proposto un piano di rientro, chiedendo uno sforzo anche ai lavoratori. Il debito era stato suddiviso in tre tranche di finanziamento, legate a un piano di sviluppo: le prime due sono arrivate, l’ultima, la più sostanziosa, sarebbe dovuta arrivare con la vendita del vecchio immobile di Sollicciano (contiguo all’attuale centro commerciale, ndr), ma la vendita si è arenata, comportando mancati ingressi finanziari». Un paradosso, perché il fatturato è invece aumentato, sintomo dunque di un’azienda che funziona, in crescita. Ma non aumentato abbastanza da soddisfare gli obiettivi posti dalle banche all’interno del piano di sviluppo: «Un incremento del fatturato e di risultati c’è stato – spiega il referente di Cisl  Fisascat Giuseppe Viviano – ma nel computo finale entrano in gioco anche altri oneri come gli interessi passivi».

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«Ai primi di giugno il direttore convocò noi lavoratori per dirci che l’azienda aveva  ricevuto posizioni molto dure dalle banche – spiega Luca Lorrai, delegato Cgil – Erano stati richiesti tagli di 700mila euro l’anno per tre anni, come ricontenimento del costo del lavoro, delle nostre retribuzioni. Tra questi, la rinuncia alla 14esima e al livello di inquadramento, l’aumento dell’orario di lavoro fino a 40 ore e altre misure».

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«È una situazione molto critica, siamo di fronte a un bivio: continuare a lavorare o chiudere –  afferma Yuri Vigiani, sindacalista di Filcams Cgil, durante la manifestazione – Tutto quello che succederà dopo, saranno tutte pezze che lasceranno sul territorio grosse ferite. Noi non capiamo come un’azienda a carattere cooperativo possa pensare solo all’interesse di pochi e non alla collettività intera, come possa lasciare debiti che non saranno mai sanati».

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A fine Cda, tuttavia sembra la decisione sia quella di andare nella direzione di un concordato, la scelta meno dolorosa secondo i sindacati: «Hanno fatto una comunicazione ai dipendenti che la direzione era quella di dare continuità aziendale», riferisce Viviano. Inoltre, si vocifera anche una possibile rifondazione della Cooperativa.

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Sulla questione è intervenuto oggi anche il gruppo Pd in Regione che in una mozione chiede di attivare con la massima urgenza un tavolo di crisi regionale con tutti i soggetti interessati dalla crisi della Cooperativa Agricola di Legnaia

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Solidarietà e un impegno concreto anche dai banchi dell’opposizione: «Siamo qui perché portiamo l’esperienza concreta della Bekaert di Figline Valdarno – dichiara il consigliere di Forza Italia al Quartiere 4 Davide Bisconti – dove con gli onorevoli Maurizio d’Ettore e Stefano Mugnai e il consigliere regionale Maurizio Marchetti ci siamo attivati per tutelare i lavoratori, perché il lavoro è un diritto sacrosanto e dobbiamo cercare di difenderlo in tutti i modi».

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«Studieremo un atto in collaborazione con tutto il centrodestra in Quartiere per poter risolvere questo problema, non nuovo al mondo al mondo delle cooperative spesso solidali solo sulla carta – prosegue la collega Giovanna Di Dio, capogruppo Lega a Villa Vogel – La  questione non può passare inosservata, i lavoratori hanno diritto a delle risposte. E hanno diritto a delle risposte anche i Fiorentini: a pagare per questi debiti sia chi li ha creati, non la collettività, non i lavoratori».

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