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Le agenzie immobiliari: «Non abbiamo indicazioni su come affrontare gli appuntamenti»

Cominciano le riaperture dopo il lockdown, ma gli agenti immobiliari hanno perplessità sulle modalità e sul rischio. La lettera dell'intermediario dell'Isolotto Simone Pampaloni

Il_Tazebao
Da lunedì 4 maggio, il lockdown ha allentato le misure per le attività commerciali e professionali. Le regole tuttavia sono quanto mai fumose e ci sono settori in ginocchio più di altri, che hanno visto crollare a zero il loro fatturato. Tra questi, le agenzie immobiliari. Da una parte per la difficoltà e il rischio di portare in visita i clienti nelle case altrui; dall’altra perché una riapertura del mercato  immobiliare sembra ancora un miraggio. Riceviamo e pubblichiamo la lettera (di domenica, ndr) ricevuta da Simone Pampaloni, storico agente immobiliare del quartiere.
«Le agenzie immobiliari su tutto il territorio nazionale riaprono, bene. Da tutte le associazioni di categoria sono state date le più ampie indicazioni su come riaprire in sicurezza per quanto riguarda, però, solo gli uffici: quindi con le varie “sanificazioni” (nonostante gli uffici chiusi da due mesi), numero di persone all’interno, distanziamenti, lavaggi di mani e quant’altro; ogni associazione dà la sua ricetta, che certe volte comprende la vendita dell’apposito kit. Nessuno però si è preso la responsabilità di dire come dovremo fare nell’80% del lavoro che riguarda l’agente immobiliare, cioè fare gli appuntamenti presso gli appartamenti in vendita o locazione (quasi sempre abitati, soprattutto i primi)».
«I punti che richiedono chiarezza e un modo comune  a tutti di operare, codificato con un vero e proprio protocollo, a mio avviso, sono due: primo dire chiaramente se un cittadino che sta cercando una nuova casa, può uscire tranquillamente per recarsi a un appuntamento per visionare un immobile. Per la precisione: gli organi di controllo, Vigili Urbani, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza ritengono valido, ovviamente come sarà stato indicato dal Prefetto o chi per lui, ritengono valida tale motivazione che sarà riportata sulla ancora obbligatoria autocertificazione
«Secondo e ancor più delicato punto da chiarire, se è possibile e come e quante persone far accedere a una altrui abitazione. Persone peraltro sconosciute (di cui non si può ricostruire i contatti e il rispetto del lockdown, ndr). Un appuntamento di solito dura media di trenta minuti nell’abitazione, quindi diciamo che si viene a creare una condizione di rischio abbastanza elevato. I nostri uffici saranno sanificati, ma per gli appuntamenti cosa dobbiamo fare? Sanificare anche le case? ovviamente prima e dopo la visita! Dobbiamo misurare la febbre? Che titolo abbiamo noi per farlo? O in questo caso ce ne freghiamo di tutto quello che ci hanno detto negli ultimi due mesi? Forse bastano solo mascherina e guanti?»
«Quello che chiedo/chiediamo è di avere un minimo di certezze e regole, perché non possiamo lasciare all’improvvisazione di ognuno di noi; anche perché il problema è nazionale: è vero che da noi (come Regione) le cose sembra che stiano andando meglio, ma mi chiedo come faranno dove il problema nuovi contagi è ancora un problema. Sono un soccorritore volontario per il 118 di Firenze e purtroppo, o per fortuna, ho visto e mi sono reso conto di cosa sia questo virus: non avrei voglia di dover continuare e soprattutto di ritornare al lockdown di settimana scorsa».
«Per avere notizie certe, ho provato e chiesto chiarimenti con due Pec in Prefettura e con una Pec in Regione Toscana al Presidente Enrico Rossi e ai dirigenti. Ho scritto pure al Presidente Conte seppure non per canali istituzionali, ma su Messenger e sulla sua pagina Facebook. Ovviamente le risposte, da parte di tutti, sono state zero. Spero di essere stato chiaro e che si capisca il mio rammarico: non è che non voglia riaprire, è semplicemente vorrei essere più sicuro in quello che facciamo. Fare riaprire questo tipo di attività senza indicazioni su tutti gli aspetti di questo lavoro, secondo me non è una buona cosa».
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