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Il villaggio delle ceramiche Zaccagnini in piazza Pier Vettori

In piazza Pier Vettori, sconosciuto ai più, un suggestivo villaggio che si inerpica su per Monteoliveto: erano le Ceramiche Zaccagnini

Prima ancora qui vi era una fabbrica di fuochi d’artificio che esplose

L’operaio della Ginori che diventò imprenditore: la storia di Ugo Zaccagnini e del suo successo

Rimangono lungo i viali, eppure è un vero e proprio villaggio sconosciuto ai più. Siamo tra il Pignone e Montoliveto, ma sembra di essere in qualche paesino del Sud Italia, o forse della Val d’Orcia. il complesso delle vecchie ceramiche Zaccagnini, tutto scalinate, cotto, casine gialle, terrazzamenti e contrafforti, che si inerpica su per la collina,  ha qualcosa di davvero suggestivo. E a dire il vero è anche una bella fatica da percorrersi. Ma il fascino, vale la faticata.

Ancora in meno sanno che qui c’era una fabbrica di fuochi d’artificio che negli anni ’20 esplose, dove persero tragicamente la vita quattro lavoratori. Nel 1928, dopo il complesso era stato abbandonato a seguito del terribile incidente, fu rilevato da tale Ugo Zaccagnini. Era egli uno di quei casi che sembrano quasi impossibile oggi, in un mondo dove le partite Iva piangono lacrime amare per avere un posto da dipendente senza troppi pensieri e burocrazie, lo Zaccagnini a quei tempi si poté ancora permettere il lusso dell’ascesa, un sogno quasi americano. Dopo essere stato a lungo operaio alla Richard Ginori di Sesto Fiorentino, imparata l’arte, diede le dimissioni e mise su ditta.

  ex ceramiche zaccagnini (3)Tutto era iniziato in realtà negli ultimissimi anni dell‘800, quando Ugo, insieme ad altri operai della Ginori, aveva fondato la Sifsa, Società Industriale Fabbricazione Maioliche Artistiche, sempre a Sesto. La Sifsa va presto nelle mani di uno dei soci, Egisto Fantechi. Ugo Zaccagnini decide di mettersi a lavorare da solo, con l’aiuto dei figli Pietro, Urbano, Prisco, Adele ed Enrichetta. Nasce, così nel 1912 la Manifattura Zaccagnini e figli in piazza Pier Vettori. E seppure con molta fatica, dapprima rasentando il fallimento, da piccolo artigiano, sul finire degli anni trenta divenne un vero e proprio imprenditore. La piccola manifattura si trasforma in vera fabbrica nel 1928, con l’acquisto del grande complesso. Nel 1937 Ugo muore. direttore diventa il figlio Urbano che entra in società con il famoso imprenditore Aristide Loria, si trasforma nella società Ceramiche Zaccagnini Spa. Ben presto la Zaccagnini Spa arrivò a contare 120 dipendenti.

ex ceramiche zaccagnini piazza pier vettori (1)In questo piccolo mondo a sé, in questo paesino nascosto e a sé stante che si inerpica su Montoliveto,  una sorta di fabbrica diffusa, di villaggio artigiano, ogni casina era l’officina di un vasaio, il laboratorio di un decoratore, o case per i dipendenti, in un epoca in cui la fabbrica pensava anche ai propri operai. Le Ceramiche Zaccagnini si affermano per le loro creazioni artistiche, quel vero made in Tuscany dal sapore artigiano e unico. Si ricordano le opere in terracotta come i vasi commissionati direttamente dal Duce, per il matrimonio della figlia Edda con Galeazzo Ciano, le statue di Biancaneve e i sette nani, anteprima nazionale del film, che  al cinema teatro Verdi, la lunetta sovrastante la vicina chiesa di Montoliveto. Montoliveto cui l’azienda fu sempre legatisssima, tanto da utilizarlo come proprio simbolo nel marchio: il monte tagliato dalla Z di Zaccagnini.

ex ceramiche zaccagnini (4)Cominciò a esportare in tutto il mondo. La sua fama crebbe tanto da ricevere la commissione da parte della Walt Disney, di realizzare le statuine in ceramica di tutti i suoi personaggi. Ormai la Zaccagnini sembrava destinata a un’ascesa senza fine, nessun ostacolo sembrava fermarla.  Statuine, statue, piatti, vasellame, ogni sorta di casalinghi in ceramica. La produzione cresceva sempre di più. E forse fu proprio questo che ne decretò la chiusura. Con l’aumento dei volumi di vendita, si perdeva l’unicità dei pezzi e il sapore artigianale, l’arte diventava industria. Nel 1964 la Zaccagnini cessa la produzione, forse anche complice il fatto che Urbano aveva lasciato l’azienda per fondare per conto proprio la Urbano Zaccagnini Ceramiche Artistiche. Nel 2000, la Zaccagnini Spa, nominalmente ancora aperta, fu definitivamente chiusa. Nell’85 l’area venne comprata dalla Confesercenti. Ma questa è un’altra storia.

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