CronacaNews

Linda Gori: “La salute psicofisica è un bene comune”

Emergenza Covid-19 e riflessi psicologici. Anziani, bambini, coppia e declinazione della crisi nella periferia: a confronto con l'esperta

Il_Tazebao

Periferia, famiglia e pandemia. Se i legami sociali si allentano e si rimodellano con strumenti mai visti, la struttura  forte di comunità aiuta.  Si vive di più la famiglia, si vive di più il rione, la bottega sotto casa, la scuola  e l’ufficio tramite un computer. I rioni diventano il centro. Ma come ogni sconvolgimento, di conseguenze ce ne sono, e parecchie.

Come  stiamo vivendo davvero questa crisi? E quali ripercussioni ha sul nostro profondo? Ne parliamo con Linda Gori, pedagogista e mediatrice familiare che questo quartiere e la sua struttura la conosce bene, primo perché ci vive; secondo perché ci lavora. E lavora proprio in quel Pignone, rione emblematico che cuce insieme periferia e centro. L’abbiamo (virtualmente) raggiunta per una chiacchierata nel suo studio di via Pisana all’angolo con  via di Montoliveto, da dove sviluppa progetti e le porta nelle scuole di tutta la città. Cosa fondamentale mai tanto quanto ora, perché i primi a risentire di questa situazione sono le fasce più fragili: giovanissimi e anziani. Ed è proprio dai nonni che vogliamo partire…

Dott.ssa Gori, lei ha una grande esperienza nel sostegno emotivo agli anziani. Anche loro sono tra i soggetti più penalizzati. Come supportarli? Con che modalità in questo momento?

“Quello della cura, dell’assistenza, del sostegno agli anziani è un punto altrettanto delicato, ciò che ho detto per i bambini vale per ogni individuo e quindi anche per le persone più anziane, ogni individuo è a se stante ed ha ha la sua storia ed  ha la propria condizione personale che può partire per esempio da una maggiore o minore capacità di essere fisicamente autosufficiente, o dalla tendenza caratteriale alla melanconia per esempio. Mi pare superfluo dire che gli anziani soffrono ancora di più di solitudine in questo momento, se il lavoro in smart-working lo permette, se i figli sono più o meno grandi, responsabili (tanto per prendere due semplici fattori) consiglio di lasciarli soli il meno possibile e di dargli, se possibile, cose da fare, per fargli impiegare il tempo. Le confesso che proprio in relazione alla situazione che tutti stiamo vivendo, ho deciso di mettere a disposizione la mia professione e la conoscenza della psicologia dell’anziano, a servizio delle famiglie che abbiano la possibilità di regalare un’ora di supporto emotivo ai loro cari presso il mio studio. Alle persone anziane che sono portate alla socializzazione, a quelle che in qualche modo riuscivano a ricavarsi uno spazio per scambiare due parole con un amico, pesa molto ritrovarsi costretti a passare la giornata chiusi in casa da soli… ed anche se sono consapevoli che ciò va fatto (anche per la loro fragilità come è stato consigliato), dentro di loro s’insinua inevitabilmente un senso maggiore di solitudine. Ritengo che se le persone anziane avessero uno spazio loro, con una persona che gli dedica tutta la totale attenzione, con cui poter parlare di quello che vogliono, del loro passato, delle loro preoccupazioni o di qualsiasi cosa abbiano voglia, sarebbero molto più serene e contenute nelle loro fragilità emotive”.

A maggior ragione nelle zone periferiche della città, con meno verde, meno servizi, la crisi è stata avvertita come più pesante. Ci sarebbe bisogno di investire di più sul sostegno psicologico dal punto di vista delle politiche pubbliche soprattutto in queste zone?

“Indubbiamente, perché mai come adesso c’è bisogno di esprimere il proprio disagio, di sfogarsi, di avere qualcuno che ti ascolta, ti accoglie, ti offre un’ancora di salvezza. A livello generale ritengo quindi che dovrebbero essere investite più risorse per fare in modo che soprattutto le persone che non possono permettersi un supporto psicologico a pagamento possano usufruirne di uno gratuito. Questo può rientrare in una più ampia strategia di superamento dell’emergenza ma anche in previsione di nuove emergenze. Se si deve scegliere alcune zone su cui intervenire prima queste sono senza dubbio le periferie delle nostre città, per quanto non ami il termine periferia. Ciò premesso sono questi luoghi, dove la crisi attuale si assomma alle precedenti contraddizioni e marginalità. In tal senso il ruolo dei professionisti è ancor più prezioso. Perché la salute psicofisica è un bene comune”.

E poi ci sono i più piccoli. Lei aiuta i bambini quando si palesano disturbi, per esempio quelli dell’attenzione (ADHD). Come stanno vivendo i bambini questo momento particolare che li priva della socializzazione? Ha ricadute negative su di loro? Come farvi fronte?

Sì, io aiuto il bambino e vorrei aggiungere tutto il nucleo familiare e la scuola, due luoghi in cui il bambino vive, determinanti nella sua crescita: un approccio a 360°. Il mio intervento in qualità di pedagogista non può escludere i genitori, in qualche caso anche i nonni e le insegnanti che passano molte ore con il bambino e che quindi non possono essere escluse dal progetto di sostegno e accompagnamento pedagogico. Ogni bambino è a sé, non amo molto generalizzare. Sicuramente i bambini con disturbi specifici fanno più fatica, hanno interrotto un lavoro quotidiano che li ha condotti fino al punto in cui si trovano e purtroppo alcuni di loro dovranno fare molta fatica a riadattarsi di nuovo. Per fortuna questo vissuto è stato più relativo al periodo di marzo visto che adesso i bambini possono andare a scuola. Certo un bambino che ha bisogno di correre, saltare e giocare mancando della capacità di autogestire le proprie emozioni e quindi il proprio corpo, avrà sicuramente fatto molta fatica a passare le giornate in casa, così come un’estrema fatica è stata fatta dai genitori. Il modo migliore per far fronte a questo periodo sospeso può essere quello di organizzare le giornate con attività programmate, chiare e condivise, come i giochi strutturati educativi, di allenamento al contenere la gestione dell’impulsività, a sopportare le frustrazioni un po’ alla volta. Mi rendo conto però che nella realtà quotidiana non è così semplice, anche perché richiede molta tolleranza da parte dell’adulto che dovrebbe dedicare molto tempo al figlio, quel tempo che spesso invece è preso dal lavoro e dal gestire molte altre difficoltà quotidiane”.

Stiamo tutti vivendo un momento inconsueto, con profonde ricadute sulla psiche del singolo ma anche sui comportamenti di gruppo. Quanto è importante avere al proprio fianco un professionista che ti ascolta nei momenti più difficili?

“In questo periodo ho molte richieste da parte di genitori, soprattutto di genitori con figli adolescenti, che sono preoccupati perché vedono i figli sempre più rinchiusi in se stessi, nelle loro camere, davanti agli schermi del computer o allo schermo del cellulare. L’importanza di avere un professionista con cui parlare e confrontarsi è data proprio dalla possibilità che il confronto può far nascere riflessioni nel genitore. Cosa voglio dire con questo, prima di tutto che una cosa delle più difficili che un genitore si trova a fare è pensare a come i ragazzi possano essere stimolati ad allargare le attività tra le mura domestiche. Vorrei però porre una riflessione importante a monte di quello che ho appena detto: quello che gli adolescenti fanno si è elevato all’ennesima potenza, ma è anche un po’ l’andamento della società di oggi che in qualche modo ha spinto i ragazzi a passare molto tempo davanti agli schermi dei computer e dei cellulari. Se togliamo le ore delle giornate in cui i ragazzi si dedicano alla socializzazione outdoor e alle attività sportive, passano comunque già molte ore davanti agli schermi. Solo che adesso i genitori se ne rendono conto plasticamente. Sono comunque fiduciosa perché quando si potrà tornare alla normale quotidianità anche i giovani torneranno ad occuparsi dei loro interessi, credo in loro e nelle loro risorse. I problemi casomai saranno e sono attualmente, per i giovani che in qualche modo presentano difficoltà caratteriali o disagi specifici, ma questo è un altro discorso, tra l’altro molto ampio”.

Convivere non è facile, come non lo è portare avanti un rapporto tra mille incertezze, a partire dal lavoro. L’emergenza è stata difficile anche per le coppie. Quali problemi sono emersi?

“Il primo problema rilevato è sicuramente la condivisione quotidiana degli spazi e la presenza continua dell’altro.  Tutti noi siamo maggiormente sollecitati, sensibili, con un livello di sopportazione che si abbassa e quindi più inclini alle arrabbiature e agli scontri, ma diciamo che le coppie che seguo per la mediazione familiare non sono aumentate più di tanto, probabilmente ancora è presto per valutare le ripercussioni. Sicuramente una coppia salda in cui tutto andava bene prima di vivere questo lungo e difficile periodo avrà fatto più fatica ma non credo che in linea di massima si sia arrivati a rotture irreparabili. Quello che mi viene da sottolineare invece è che ogni membro della coppia ha potuto/dovuto trovarsi di fronte alle caratteristiche negative del partner forse in maniera più consapevole, parlo soprattutto per qui casi in cui non c’era ancora una piena consapevolezza e/o conoscenza dell’altro, ma anche di sé stesso oserei dire. Sono sempre per vedere il bicchiere mezzo pieno, vorrei sottolineare che questo periodo può essere usato anche per fare riflessioni più profonde. Ovviamente in questo caso rispondo alle sue domande in qualità di mediatore familiare quindi ciò comporta non considerare solo la coppia in quanto tale ma anche la coppia genitoriale, quindi posso dirle che in alcuni casi, la coppia genitoriale si è scontrata maggiormente in relazione alle differenti modalità educative dei figli, soprattutto per quelle coppie in cui entrambi i genitori si sono ritrovati a stare a casa, dovendo lavorare online e gestire in egual misura i comportamenti e lo studio dei figli. Anche in questo caso però mi sento di aggiungere che siamo davanti a qualcosa di preesistente, che prende una forma maggiormente evidente per ciascun partner/genitore e che può portare a maggiori scontri, malesseri, litigi e a minore sopportazione. La differenza educativa e le caratteristiche personali che sono parte integrante di ogni persona sono state sempre presenti ma nella separazione dei ruoli o nella separazione fisica spazio/tempo è normale che siano maggiormente tollerate”.


I contatti della Dott.ssa Linda Gori

Mail: lindagorifirenze@gmail.com
Sito web: http://www.lindagori.it/

La nostra attività è possibile anche grazie al sostegno di queste attività di quartiere
Tags

Lorenzo Somigli

Giornalista, copywriter, ufficio stampa, social media manager. Innamorato della parola. Mai smettere di comunicare!

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button
Close