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No alla violenza sulle donne: l’urlo di ogni giorno e non di un solo giorno

Un terzo delle donne vittima di violenza è ultrasettantenne. Sono le nostre mamme e nonne. La convivenza forzata imposta dal lockdown, agisce da innesco

 

25 Novembre 2020, giorno in cui il mondo intero ha urlato no alla violenza sulle donne. Noi di Isolottolegnaia.it abbiamo urlato più forte ancora, con una immagine emblematica: una panchina rossa, l’annuncio dell’inaugurazione delle panchine nel nostro quartiere vuota ed un silenzio assordante!

I casi di violenza sulle donne tutti i giorni saltano alla ribalta della cronaca e purtroppo non sembrano fermarsi. Perché gli uomini usano violenza sulle nostre nonne, le nostre mamme, le nostre sorelle, le loro mogli, le loro compagne?

Una domanda che forse ci poniamo ogni volta che sentiamo un fatto di questo genere, ma che probabilmente non trova risposta; oppure se la trova, non ci sprona, ciascuno nel proprio ambito, sino al punto di volere il cambiamento vero, fatto di denuncia, di aiuto, di applicazione di norme severe, di adeguamento dei codici. Insomma, si grida ma la voce non sembra essere ascoltata.

Dati allarmanti emergono dal “XII Rapporto sulla violenza di Genere in Toscana” dell’Osservatorio regionale: dei 117 femminicidi dal 2006 al 2019 avvenuti nella nostra regione, il 74% sono donne italiane. Ma è sconcertante anche vedere che un terzo delle donne vittime è ultrasettantenne, appunto le nostre mamme e le nostre nonne.. si può parlare di eccidio? Secondo noi si, un eccidio costante, che pare trascinare nel tempo ciascuna delle vittime per essere ogni volta massacrata insieme alla nuova.

Michela Noli, un nome che tutti ricorderemo perché è stata assassinata dall’ex marito con una serie infinita di coltellate, proprio qui nel nostro quartiere nel 2016 alla cui memoria è stato intitolato un giardino e ogni anno, nel triste anniversario dell’evento, si corre una maratona “per non scordare” quanto sia tragico un fatto di violenza in un contesto sociale. Colpisce tutti, nessuno escluso. Quest’anno a causa della pandemia non si è corsa la maratona sul cui percorso c’è la panchina rossa di Michela, ma il nostro pensiero per lei e le altre vittime corre, corre lo stesso.

La panchina rossa è divenuta simbolo della lotta alla violenza contro le donne nella nostra città nel 2018, quando sono state posizionate, in alcuni giardini dei cinque quartieri cittadini, cinque panchine rosse  che si sommano alle altre due, quella di Michela ed un’altra in Piazza Dalla Costa. La panchina rossa del giardino di Via Allori è stata purtroppo oggetto di furto a febbraio di quest’anno; poi chi l’ha rubata l’ha riposizionata con un messaggio di scuse.

È un brutto periodo questo, perché dobbiamo fare anche i conti con il covid19 e le tante, troppe vittime mietute. Purtroppo la pandemia in questo contesto agisce da innesco, in situazioni familiari già compromesse, in convivenze difficili obbligate, in realtà casalinghe sempre più povere e sempre più provate, pervase di depressione ma anche di fredda premeditazione. Ma uscire di casa per chiedere aiuto è sempre possibile.

Infatti, oltre alle forze dell’ordine, le donne che ritengono di essere “soggetto” di violenza possono rivolgersi ad altre istituzioni toscane che mettono a disposizione linee telefoniche, strutture, centri; ma non è ancora sufficiente: occorre che ciascun cittadino si faccia parte attiva e che il nostro No alla violenza sulle donne sia quotidiano, perché ogni giorno il nostro occhio gridi “io ti vedo e ti denuncio!”

La Regione Toscana ad esempio ha messo a disposizione il 1522 un numero antiviolenza e stalking, attivo 24 ore su 24 a cui ci si può rivolgere per chiedere aiuto e a cui si affianca una serie di Associazioni con personale e volontari pronti ad offrire una mano ed un riparo.

Tanti, per non dire tutti, gli organi di comunicazione hanno scritto sulla violenza alle donne ma ci colpisce l’apertura dell’articolo de Il Sole 24 ore del 25 novembre 2020 :

“Non è il gesto di follia, il raptus, l’impulso improvviso di un folle. La violenza contro le donne riguarda tutti e tutte. È un fenomeno stabile nel tempo, trasversale, pervasivo, che ha radici profonde nella nostra cultura. Ma proprio perché punisce le donne in quanto donne, non può essere considerato ineluttabile. È la punta di un iceberg fatto di stereotipi, discriminazioni e squilibri: nel lavoro formale e informale, nelle retribuzioni, nella partecipazione alla vita pubblica e sociale.”

Parole forti ma vere.

Non abbassiamo la guardia, parliamone in famiglia, con i figli perché crescano nel rispetto e nel riconoscimento dell’uguaglianza; parliamone nei vari contesti sociali perché la diffusione della cultura del rispetto della vita umana, soprattutto se di una donna, non è mai abbastanza.

La nostra attività è possibile anche grazie al sostegno di queste attività di quartiere
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