Le buone notizie ai tempi del CoronavirusNews

Ora con Noi, disabilità e amore ai tempi del Dpcm

Le buone notizie ai tempi del Coronavirus - Alla scoperta di Casa Humanitas, dove i ragazzi disabili che non possono avere supporto dalle famiglie si autogestiscono insieme a volontari e operatori. E non mancano le sorprese...

In tempi di epidemia, i primi a essere colpiti sono i più deboli. E se la mente va spesso agli anziani, che certo sono tra i soggetti più fragili, c’è un’altra fetta della popolazione dimenticata: i disabili. Ma non dimenticata dall’associazionismo del nostro territorio. Così la solidarietà si fa grande nel nostro quartiere, e anche alle sue porte, in tempi che di porta non possiamo proprio uscire per l’invisibile minaccia.
La Fondazione Ora con Noi, ente creato cinque anni fa da una cordata di associazioni del territorio,  Humanitas di Firenze e ScandicciCui I Ragazzi del Sole e Casa dell’Iris per dare una casa a quei ragazzi disabili che non hanno chi si possa occupare di loro, ora più che mai è scesa in campo. Perché se le scuole, i negozi, gli uffici sono stati chiusi dal Dpcm, ed è visibile sotto gli occhi di tutti, mai si pensa che, allo stesso modo hanno chiuso anche le attività quotidiane di questi ragazzi: centri diurni, corsi, e anche i luoghi di lavoro, la scuola, le attività sportive.
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Fino a tre settimane fa Ora con Noi garantiva  con le sue quattro strutture (Casa Amica all’Isolotto, Casa Viola a Casellina, Casa Azzurra a Lastra a Signa e Casa Humanitas a Badia a Settimo) un luogo dove imparare a vivere autonomamente a ragazzi disabili, dove si insegna loro ad affrontare tutte quelle piccole e grandi incombenze quotidiane che dovranno affrontare quando i genitori non ci saranno più, o saranno troppo anziani. Otto ragazzi risiedono stabilmente a Casa Viola e a casa Humanitas,  mentre altri, a casa Azzurra a Lastra a Signa e a casa Amica, in via Pio Fedi all’Isolotto, in gruppi a turno partecipano abitualmente  a percorsi di autonomia, il fine settimana dormono insieme. Quasi una gita, dove però s’impara a sbrigarsela da soli, in maniera divertente, con gli amici.
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«La fondazione si occupa di sviluppare progetti di residenzialità e presa in carico di persone disabili che registrano un indebolimento delle relazioni familiari (durante e dopo di noi) – spiega Giuseppe d’Eugenio,  presidente della fondazione e storico ex presidente di Quartiere –  Facciamo sperimentazione dell’autonomia, per questo viene fatto “durante noi”:  per abituare la persona e far sì che non sia un trauma il momento che il genitore dovesse decedere o non potesse più occuparsi del figlio. Tutto quello che un soggetto riesce a fare, è spinto a farlo, fosse anche solo sbucciare una patata o spazzare.  I ragazzi partecipano alla gestione della casa, non è una gestione passiva, altrimenti le capacità residue le perderemmo, invece di implementarle».
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Piccole cose, concrete, che hanno acceso la speranza nei genitori di questi ragazzi, per il futuro e li aiutano a diventare gli uomini che diverranno. Un progetto buono, che ha attirato tante altre realtà. E così, velocemente, alla fondazione di partecipazione, conoscendo hanno voluto entrare successivamente anche altre associazioni e cooperative che hanno creduto  futuro insieme a quei primi fondatori.
Poi l’emergenza Coronavirus, i servizi che improvvisamente chiudono, progetti socializzanti interrotti, le scuole sospese fino a data da destinarsi:
«Sono ragazzi che,  come tutti gli altri ragazzi,  passavano  buona parte del tempo fuori, occupati nelle loro attività – continua d’Eugenio –  Adesso dobbiamo pensare a loro tutta la settimana. Così la decisione di riconvertire una struttura per assisterli sette giorni su sette, ventiquattr’ore al giorno. A Casa Humanitas, a Badia a settimo, vivevano stabilmente cinque persone, mentre a  Casa Viola tre a Casellina tre.  Ci siamo trovati in difficoltà con personale e volontari a gestire questa situazione, abbiamo sospeso alcune e esperienze e concentrato i residenziali nella nuovissima, ampia e luminosa struttura di Badia a Settimo.  Abbiamo così ridotto lo sforzo per poterli assistere h24. Per una questione di ottimizzazione delle risorse e un minor ricircolo possibile di operatori, è stato deciso di unire le due realtà. Adesso sono tutti in Casa Humanitas, e sono impegnati nelle quotidiane routine della gestione domestica, in laboratori e attività ludico ricreative. Nei pomeriggi in cui il sole splende, svolgono anche attività all’aperto nell’ampia terrazza che c’è sopra la struttura».
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Ikea ha arredato completamente Casa Humanitas, regalando non solo mobilio e complementi d’arredo, ma mettendo anche a disposizione gratuitamente i propri architetti, montatori e trasportatori
E se in chi ha una fragilità mentale, o non ha gli strumenti cognitivi per capire questa situazione d’emergenza può essere difficile comprendere questo stravolgimento della quotidianità, nel complesso, rassicura il presidente,  i ragazzi si sono abituati in fretta:
«Certo soffrono delle limitazioni, perché li portavamo in piscina, si andava in pizzeria una volta a settimana, si scendeva al circolo a prendere un caffè in giardino, la domenica si andava a Messa alla badia da don Carlo, alcuni andavano a lavorare, altri nel centro di socializzazione… si faceva la vita di paese, insomma. Ora è tutto sospeso. Tuttavia il miglior metro è valutare come si comportano, i ragazzi: sono vivacissimi,  attivi e questo è il miglior indicatore che ci segnala che stanno bene. Si discute moltissimo con loro di questa situazione, non hanno mai perso la calma. Stando più tempo insieme, è aumentata la socializzazione, cucinano tutti insieme, fanno le faccende di casa tutti insieme. Forse, per risposta allo smarrimento di questo momento, si sono stretti ancora di più gli uni agli altri… ».
Ma già pensano al futuro; complici le belle giornate, a Casa Humanitas già con la testa si vola all’estate: «Sono a  discutere continuamente di ciò che faremo dopo. Preparano le gite per il futuro, già organizzano le vacanze. Andiamo ogni anno al mare e in montagna, ma in particolare alla vacanza al mare sono molto affezionati.  Anno scorso siamo andati in una splendida struttura a Tortoreto, in Abruzzo, che permetteva di arrivare in acqua in sicurezza anche a chi era in carrozzina. Si sono divertiti tantissimo. Ed è tutto un chiedere: “ma quest’anno andremo al mare?”».
E poi, nel presente c’è chi dimostra un cuore grande e antepone l’amore a tutto: «un volontario ci ha chiesto di poter vivere chiuso in Casa Humanitas in questi giorni, per poter aiutare in questa fase».
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