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Silo, il Comune risponde a Draghi

Per la risoluzione del tanfo bisognerà attendere la chiusura delle indagini, Greve a rischio

Il_Tazebao

 

Il Comune risponde all’interrogazione presentata dal consigliere Alessandro Draghi (Fdi) dopo il devastante incendio della Silo, a poche ore dalla quale si è verificato una moria di pesci nel prospiciente tratto della Greve. Il capogruppo di Fratelli d’Italia aveva infatti chiesto ragguagli intorno alla qualità dell’acqua potabile e della rete idrografica nel raggio di un chilometro dal sito dell’incendio e se ci fossero stati sversamenti che superassero le soglie di legge.

Premesso che analisi e controlli non sono di competenza comunale ma di Asl e Arpat (…) – ha risposto Palazzo Vecchio – sulla base dci sopralluoghi effettuati e dei contatti con Ie autorità competenti e in particolare in base a quanto riferito da Arpat (…)  A seguito dell’incendio si è verificato lo sversamento delle acque di spegnimento lungo le caditoie stradali di via San Bartolo a Cintoia, con confluenza nel fosso degli Ortolani e da qui nel Torrente Greve. Non è nota la presenza di pozzi a uso potabile nelle immediate vicinanze della ditta e lungo il corso del fosso e le abitazioni risultano asservite dalla rete acquedottistica Sono presenti pozzi lungo l’Arno, a valle della confluenza del Torrente Greve, gestiti da Publiacqua, che verifica sistematicamente le acque in ingresso e uscita dall’impianto di potabilizzazione. Periodicamente le acque immesse in rete sono controllate anche da Asl. Non è esclusa la presenza di pozzi ad uso irriguo. Dalle prime valutazioni sulla natura delle sostanze sversate, si tratta in gran parte di sostanze oleose, con scarsa capacità di migrazione o, comunque, di sostanze organiche e inorganiche di non particolare tossicità. Per quanto riguarda l’indagine sistematica sulla falda nelle aree di pertinenza, la stessa sarà eseguita nell’ambito del procedimento di bonifica art. 242 D.Lgs. I52/06 attivato dall’Azienda Silo SpA.

 

Per quanto riguarda la seconda questione,

il fosso degli Ortolani e conseguentemente il torrente Greve, sono stati interessati dall’immissione di acque di spegnimento con ph acido e presenza di quantità rilevanti di sostanze organiche oleose (e odorigene) causa anche di una moria di pesci. Arpat ha provveduto a più verifiche sul tratto interessato. L’Amministrazione è in attesa di risultati ufficiali da parte di Arpat, che arriveranno nei prossimi giorni, ma in base a quanto emerso già dalle misure eseguite sul campo si riscontra il superamento dei limiti di legge per quasi tutti i parametri (Cod, Bod5, solidi sospesi, pH, azoto totale, idrocarburi totali – con profilo “non petrolifero” – e grassi animali e vegetali). Nella giornata dell’evento, la Protezione Civile ha disposto panne assorbenti lungo il fosso degli Ortolani e la  Silo Spa ha provveduto ad asportare le acque presenti nel tratto interessato. La moria di pesci è stata successiva e non è chiaro se derivante da un ulteriore deflusso (non riscontrato però nel fosso al momento degli accertamenti) o da residui rimasti in sito. Attualmente la ditta incaricata sta procedendo in modalità di messa in sicurezza di emergenza ad asportare il terreno superficiale visivamente contaminato, l’acqua del Fosso degli Ortolani e il fondo.

Il consigliere in quota meloniana, allarmato dai miasmi che attanagliano Argingrosso, Cintoia e Ponte a Greve da giorni, fino ad arrivare all’Isolotto e a Brozzi, aveva chiesto anche conto della qualità dell’aria nell’area. Preoccupazione che si è poi intensificata nei giorni successivi con il ritrovamento di diversi uccelli morti.

Il tipo di evento è i materiali combusti non determinano immissione di sostanze significativamente diverse da quelle dei processi di combustione (comprese quelle del traffico veicolare) e a livello macroscopico non si sono riscontrate alterazioni nelle stazioni per il rilevamento della qualità dell’aria nell’area fiorentina (la più vicina a circa 3 km) – rassicura il Comune – A titolo cautelativo, Asl ha proceduto al prelievo di specie vegetali nelle aree limitrofe per valutare l’eventuale ricaduta di sostanze pericolose e persistenti i cui risoluti ufficiali non sono ancora giunti. È evidente la presenza di sostanze odorigene per la cui risoluzione e da attendersi la conclusione delle indagini giudiziarie (l’intervento di spegnimento completo si e protratto per giorni) per poter disporre la ripulitura e il ripristino dell’area interessa dall’incendio e dai conseguenti dilavamenti.

 

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