CronacaCuriosità e storia

Un fantasma a Bellosguardo: la testimonianza di Nathaniel Hawthorne

Nel corso del suo soggiorno nella Villa di Montauto lo scrittore Nathanian Hawthorne raccolse leggende su spettri e conobbe negromanti che ispirarono un suo romanzo

Il_Tazebao

Abbiamo raccontato altre volte di come tanti personaggi illustri del mondo della letteratura e della cultura in generale avessero scelto in tempi passati di alloggiare, per un breve o lungo periodo, sulle colline di Bellosguardo, la suggestiva zona panoramica a pochi passi dal centro storico di Firenze che rappresenta uno dei luoghi più prestigiosi del Quartiere 4.

Nella strada che dalla Piazzetta di Bellosguardo si riconduce a Via San Carlo si trova l’imponente Villa di Montauto, la quale si erge sul colle che domina la zona ovest di Firenze. In questa dimora, costruita a forma di castello con tanto di torre merlata, soggiornò uno dei più celebri scrittori statunitensi dell’800, ovvero Nathaniel Hawthorne, autore di famose opere come La lettera scarlatta e La casa dei sette abbaini.

Villa di Monteauto Via di San Carlo

Torre di Monteauto

La Villa di Montauto con la sua torre

L’autore originario del Massachusetts rimase molto affascinato dalla nobile abitazione e dai suoi incantevoli dintorni. Nel suo diario, dopo aver ammirato per una notte il panorama visibile dalla Villa di Montauto, lo descrisse come “Bella scena, quale non esiste altrove se non in cielo”. E a proposito della villa dichiarò: “Pago ventotto dollari di affitto mensile, ma ho intenzione di portarmela via in blocco e trasportarla in un romanzo che ho in mente pronto per essere scritto”. Il romanzo in questione è Il Fauno di Marmo, nel quale la dimora fiorentina diventa teatro di una trama misteriosa, onirica e inquietante allo stesso tempo e costellata di metafore e realismo magico.

Nathaniel Hawthorne

Lo scrittore americano Nathaniel Hawthorne

Come mai la villa fu fonte di ispirazione del romanziere di un’opera così particolare? I motivi sembrano essere ben due.
Hawthorne ebbe modo di approfondire l’occultismo e lo spiritualismo durante il suo soggiorno frequentando il barone, pittore e storico dell’arte britannico Seymour Stocker Kirkup, che lo stesso narratore americano descrive così: “Uno o due anni fa venne fin qui da Firenze per vedere la mia torre […]. È un negromante, come dite, e abitò una vecchia residenza dei templari vicino al Ponte Vecchio con moltissimi libri funerei, quadri e anticaglie che gli rendevano la casa lugubre e una ragazzina dagli occhi lucenti che gliela ravviva”. Insomma, la figura di un aristocratico così enigmatico e misterioso dette modo alla fantasia dello scrittore di prendere spunto per i personaggi della sua opera.

L’alto motivo di ispirazione di Hawthorne fu rappresentata dalla stessa torre della Villa di Montauto, avvolta da antiche storie di fantasmi come descrisse lui stesso: “Da un lato della casa c’è una torre muschiosa, abitata da gufi e dallo spettro di un frate che vi fu imprigionato nel XIII secolo e poi arso su un rogo nella piazza principale di Firenze”.

Chi fosse questo monaco e perché fu bruciato a Firenze in pieno Basso Medioevo non è dato sapere, ma senza dubbio il racconto di Hawthorne rende ancora più suggestiva la villa che svetta su Firenze e su tutto il paesaggio circostante.

David Fabbri 

Fonte principale Paola Maresca, Giardini di Firenze, Pontecorboli Editore

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