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La macchina della solidarietà per Mauro, l’ambulante rimasto per la strada con la famiglia

Un tam tam mediatico dopo l'intervista di sabato che ha portato la famiglia di partite Iva in trasmissione da Barbara d'Urso. Chi volesse aiutare questi commercianti rimasti senza casa, può scrivere alla nostra redazione.

Il_Tazebao

A seguito della nostra intervista a Mauro, il commerciante ambulante costretto a vivere con moglie e figlio minore nel furgone perché rimasti senza casa a per la chiusura forzata dei mercati, si è smossa un’incredibile macchina della solidarietà e dell’informazione per questa famiglia di partite Iva italiane cui è stata negata ad ora, la casa popolare.

Un crescendo di interesse mediatico da sabato, giorno della nostra intervista è rimbalzato in un tam tam della solidarietà che ha portato questa famiglia a essere intervistata martedì da Barbara D’Urso su Canale 5. Un caso, esemplificativo tra molti altri di commercianti ambulanti che si sono visti negare dall’oggi al domani il diritto di lavorare nei mercati e che ha gettato sul lastrico migliaia di famiglie.

«Vi volevo ringraziare, vi siete esposti per noi, siete stati giusti, non è poco in momento come questo in cui la situazione non è molto democratica per l’informazione – ci telefona all’indomani Mauro – Si è mobilitato il popolo degli ambulanti di tutta Italia per noi. Quando l’attenzione è diventata così alta, la D’Urso ci ha chiamato e ci ha intervistato, deplorando questa situazione di incuria in cui ci hanno lasciati. Levano le famiglie straniere dalle roulotte per metterle nelle case; e quando un italiano si trova in difficoltà e chiede un aiuto, viene denigrato e mortificato»

L’unico appartamento proposto dal Comune di Fucecchio, città di residenza dell’ambulante che però è conosciuto anche nella nostra zona come ambulante che vende bigiotteria, era infatti una casa in pessime condizioni a 450 euro al mese, con muffa, fessure e soprattutto con il wc e il bidet dentro la cucina, fuori da ogni norma igienica più elementare. L’alternativa, un albergo popolare separato per moglie e marito e l’affido del figlio ai servizi sociali lontano dai genitori: motivo per cui la famiglia, pur di rimanere unita, ha preferito abitare nel furgone con cui fino a un anno fa si guadagnava da vivere nei mercati, pagando le tasse, versando per decenni contributi a un apparato statale che oggi che hanno bisogno loro, però, risulta assente.

«È stato un impatto mediatico enorme, anche al supermercato mi riconoscevano tutti e mi esprimevano la loro solidarietà», ci ha raccontato Mauro al telefono. Ci sono casi in cui la solidarietà a parole non basta, e ci vuole un aiuto concreto, come per questa famiglia che ha bisogno subito. Chi potesse proporre una soluzione, in via emergenziale o volesse dare una mano alla famiglia con qualche semplice gesto, può scrivere una mail alla nostra redazione  e provvederemo a metterlo in contatto con Mauro.

 

 

 

 

La nostra attività è possibile anche grazie al sostegno di queste attività di quartiere
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