Curiosità e storia

La storia dell’Annunciazione di Leonardo Da Vinci a Monte Oliveto

Il celebre dipinto fu realizzato dal Genio presso la Chiesa di San Bartolomeo, dove rimase per ben quattro secoli

Il Quartiere 4 di Firenze come risaputo, oltre a racchiudere luoghi e paesaggi molto suggestivi, possiede un bagaglio storico-artistico importante che merita sempre di essere riscoperto e condiviso. Non tutti sanno infatti che uno dei grandi capolavori del Rinascimento fu rinvenuto e, con tutta probabilità, dipinto da queste parti. Stiamo parlando dell’Annunciazione di Leonardo Da Vinci, il dipinto a olio realizzato dal geniale, artista, inventore e studioso tra il 1472 e il 1475, rimasto fino al 1867 nella Chiesa di San Bartolomeo a Monte Oliveto per poi essere trasferito nella Galleria degli Uffizi.

Annunciazione Leonardo

L’Annunciazione di Leonardo Da Vinci, presente dal 1867 agli Uffizi di Firenze e in precedenza situata nella Chiesa di San Bartolomeo a Monte Oliveto.

La domanda che sorge spontanea è: che ci faceva l’opera di Leonardo in questa graziosa chiesetta in collina appena fuori dal centro storico di Firenze? Per avere una risposta dobbiamo andare con ordine raccontando anche la storia dell’edificio stesso.
La chiesa in questione fa infatti parte del complesso monastico situato in via Monte Oliveto a Firenze e situata nelle vicinanze dell’attuale Parco Di Villa Strozzi, meglio conosciuto come il Boschetto. La struttura è stata fondata nel 1334 da un monaco dell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore in Provincia di Siena per poi essere ampliata nel 1377 col terreno donato da Bartolomeo Capponi. Fu poi edificato nelle forme attuali da Michelozzo di Bartolomeo Michelozzi nel 1454. La chiesa è stata ristrutturata nel 1555 dalla famiglia Strozzi, per poi essere messa a nuovo anche negli anni successivi. Tutt’ora sono in atto dei lavori sulla facciata principale, a differenza dell’adiacente monastero che, pur essendo riconosciuto come patrimonio Unesco, si trova purtroppo in uno stato alquanto fatiscente e di deterioramento.

Monastero e Chiesa di San Bartolomeo

Campanile della Chiesa di San Bartolomeo visto da Via di Monte Oliveto.

All’interno della chiesa sono attualmente presenti molte opere d’arte di manieristi come l’affresco de l’Ultima Cena del Sodoma, le tele de il Cristo e la Emorroissa di Francesco Morandini detto il Poppi, L’Assunzione di Maria di Domenico Cresti detto il Passignano e tanti altri artisti del ‘500, compresa la Deposizione attribuibile a Giorgio Vasari.

Chiesa di San Bartolomeo Monte Oliveto

Facciata esterna della Chiesa di San Bartolomeo a Monte Oliveto

Torniamo quindi all’argomento principale: dove si trovava precisamente l’Annunciazione?
Il dipinto era posto ad una parete della sala del capitolo, dove un tempo si riunivano i monaci e attualmente è presente una copia dell’originale. Una delle ricostruzioni storiche più avvalorate vuole che, al giovane Leonardo, fresco dell’esperienza presso la Bottega del Maestro Verrocchio, l’opera sia stata commissionata direttamente dai frati del monastero. L’artista ebbe così modo di trascorrere un certo periodo nel complesso religioso, studiando quale fosse la postazione destinata al suo futuro capolavoro e traendo così ispirazione per realizzarlo e mettere in atto alcuni esperimenti pittorici.

Annunciazione copia Chiesa San Bartolomeo

La copia del dipinto posta dove vi era in precedenza l’originale, ovvero nella Sala del Capitolo della Chiesa di San Bartolomeo a Monte Oliveto.

Come ben noto infatti, e come si può notare osservando frontalmente l’opera stessa, si nota che il braccio destro della Madonna è troppo lungo rispetto al sinistro. Un dettaglio questo, che non rappresenta un errore, bensì un gioco di prospettiva messo in atto dal Genio, quello dell’anamorfismo. Se osserviamo infatti il dipinto da destra verso sinistra le proporzioni delle braccia appaiono regolari e uniformi. Come mai quindi è stato scelto questo particolare punto di fuga? Semplice: Leonardo sapeva che i monaci, per accedere alla sala del capitolo, dovevano entrare da una porta a destra che collegava direttamente all’interno della chiesa e che è tutt’ora presente. Entrando i religiosi potevano così osservare il dipinto da un punto di vista frontale sfruttando la prospettiva e ammirandolo così fin da prima di raggiungere il centro della stanza.

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Come appare il dipinto visto da destra verso sinistra, con il braccio della Madonna che assume le regolari proporzioni.

Alla base della realizzazione del dipinto vi è quindi una precisa idea della sua collocazione, ovvero la stanza capitolare dove è rimasto ben quattro secoli. Ma c’è di più. Sembra infatti che sia stato basilare per la realizzazione dell’opera anche uno scorcio esterno della chiesa di San Bartolomeo. Leonardo scelse infatti come ambientazione il cortile esterno davanti al portone principale, in particolare il muretto, che nel dipinto è raffigurato dietro alla Madonna e all’Arcangelo Gabriele, con gli alberi presenti sullo sfondo. Ancora oggi è possibile osservare questo punto di vista che si trova oltre il cancello di ingresso. L’ipotesi che l’ambientazione scelta dall’artista sia questa, e sia anche al giorno d’oggi così ben riconoscibile rende tutta la struttura ancora più suggestiva e fascinosa di quanto non lo sia di per sé.

Muretto Chiesa San Bartolomeo

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Il muretto nel cortile della Chiesa di San Bartolomeo a Monte Oliveto e gli alberi sullo sfondo che Leonardo avrebbe rappresentato nell’Annunciazione.

La memoria artistica e storica della Chiesa di San Bartolomeo rimane tutt’oggi intatta e ben conservata dalla comunità monastica dei Padri Benedettini Olivetani dell’Abbazia di San Miniato al Monte. L’adiacente monastero invece, come anticipato in precedenza, purtroppo è attualmente in stato di disuso. Dopo essere diventato ospedale militare ai tempi di Firenze Capitale, dismesso poi nel dopoguerra, non è stato più ristrutturato ed è attualmente diroccato e pericolante. Un vero peccato se si pensa all’importanza che ha avuto in passato l’intera struttura monastica, nella quale soggiornò, ospite dei fidati monaci Olivetani, anche il poeta e drammaturgo Torquato Tasso. Ci auguriamo che l’antico complesso monastico possa tornare il prima possibile ad avere tutto il prestigio che merita.

A cura di David Fabbri

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