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Oratorio San Carlo al Pignone, Comune annuncia reinstallazione ma l’oratorio non è quello

L'edificio che sta venendo ricostruito era una vecchia cabina di manovra dell'acquedotto; la vera cappella andò probabilmente persa negli anni '30 durante i lavori di ampliamento di piazza Gaddi

Il_Tazebao

A fianco di Ponte alla Vittoria sono partiti i lavori per la ricostruzione dell’ex oratorio di San Carlo al Pignone, ma quello che viene ricostruito con tutta probabilità non era il vero oratorio di San Carlo al Pignone. Da una nostra ricerca del 2018 infatti, l’edificio di lungarno del Pignone smontato una ventina d’anni fa per far posto alla tramvia Firenze-Scandicci, risulta essere una cabina di manovra degli acquedotti. La cappellina andò probabilmente persa negli anni’30 durante i lavori di ampliamento di piazza Taddeo Gaddi.

La questione dell’abbattimento – o meglio dello smantellamento per un futuro riposizionamento – di quella struttura, erroneamente identificata, smosse molte polemiche a inizio anni Duemila. Sarebbero state a ragione se quello fosse il vero oratorio, che per un breve periodo a fine ‘700 fu anche chiesa parrocchiale del Pignone. Ma tutto si dissolverebbe in una bolla di sapone, se quello, come emerge dalla ricerca, non fosse il vero oratorio, bensì un vano tecnico. Non che la cabina di manovra non sia una pezzo della storia del quartiere, s’intende: è comunque una testimonianza di archeologia industriale che racconta il rapporto stretto tra il nostro quartiere, l’Arno e l’evoluzione tecnologica. Tuttavia del probabile errore storico, perpetrato per anni, non si fa menzione.

Nei giorni scorsi, ha annunciato sabato il Comune, c’è stato il sopralluogo al cantiere dell’assessore all’urbanistica e all’ambiente Cecilia Del Re con il presidente Dormentoni e i tecnici comunali per la reinstallazione del fabbricato ed è stato plauso al ritorno dell’antico oratorio; che tuttavia l’oratorio originale pare non essere, perché era appunto una cabina del sistema idrico. Fatto confermato non solo dalle nostre ricerche storiche, ma anche da una testimonianza che abbiamo all’epoca raccolto da un anziano del Pignone:

“Quando ero giovane ci divertivamo a rilasciare l’acqua per spaventare i pesci e i pescatori si arrabbiavano. In più era molto piccola: come poteva esserci un oratorio là dentro?” Fatto, quest’ultimo che deve far riflettere. Se per un breve periodo l’edificio ha avuto anche funzione di chiesa parrocchiale, si presuppone avesse dimensioni tali da accogliere il popolo del rione.

Ma il dubbio storico, probabilmente, lo hanno avuto anche in Palazzo Vecchio, perché al di là dell’annuncio, si parla di edificio definito ex Oratorio di San Carlo ormai per convenzione:

La ricostruzione di quello che, ormai per convenzione, viene definito l’ex Oratorio di San Carlo fa parte di un più ampio progetto di sistemazione delle sponde dell’Arno fra Piazza Vittorio Veneto e la Pescaia a valle, nel quadro di riqualificazione dell’area fra Piazza Vittorio Veneto e Piazza Paolo Uccello.

Ma tant’è. La buona notizia è che il Pignone tornerà ad avere quella piccolo fabbricato che ha fatto parte del panorama del rione per generazioni. E anzi di più: sarà finalmente sistemato quel tratto di lungarno lasciato un po’ monco e lasciato a se stesso, ricavandone un parco:

Quel camminamento mai finito sul lungarno del Pignone sarà ora completato
Quel camminamento mai finito sul lungarno del Pignone sarà ora completato

L’intervento sull’ex Oratorio, per un investimento complessivo di 218mila euro, prevede la ricostruzione fedele non lontano dalla sua originaria collocazione e all’interno nell’ambito di una più ampia area destinata a verde pubblico, della superficie di circa 2mila metri quadrati. È anche prevista una sistemazione dell’area verde adiacente la nuova collocazione dell’Oratorio che riguarda circa 450 metri quadrati. In particolare saranno inserite siepi e panchine.

Ciò che non sarà un falso storico di sicuro, sarà l’edificio per il quale si utilizzeranno rigorosamente i materiali originali:

Tutti i materiali erano stati schedati e immagazzinati secondo modalità concordate con la soprintendenza e dettagliatamente documentate, e sono tuttora conservati al ‘deposito lastrici’ del Comune in via del Poggio Imperiale.

Il progetto di ricollocazione
Il progetto di ricollocazione

C’è di più. Non sarà sistemato solo il lungarno, ma presto anche il porto Leopoldino, un’altra ricostruzione mai partita che finalmente partirà, di cui ci siamo occupati in un altro articolo, sempre del 2018 e in una precedente piccola ricerca storica, del 2017. A dichiararlo l’assessora Del Re:

“Dopo anni di attesa, prende il via il cantiere per ricostruire l’oratorio di San Carlo e sistemare poi uno spazio rimasto sospeso dopo i lavori della tramvia – ha dichiarato l’assessore all’ambiente Cecilia Del Re –. A questo cantiere, seguirà poi quella per la ricostituzione dei resti del Porto Leopoldino lungo le sponde dell’Arno, che sarà progettato insieme al percorso pedociclabile che passerà di fronte all’Oratorio collegando così il Lungarno del Pignoncino con il ponte della tramvia e le Cascine. Progetti e lavori che vanno avanti al pari di quelli già in corso all’ex Meccanò sull’altra sponda del fiume e alla riqualificazione di piazza Vittorio Veneto”.

L'assessora Cecilia Del Re e il presidente del Quartiere 4 Mirko Dormentoni
L’assessora Cecilia Del Re e il presidente del Quartiere 4 Mirko Dormentoni

Sul valore non solo paesaggistico, ma anche turistico e di avvicinamento del quartiere al centro con percorsi adatti alla mobilità dolce, pone l’accento invece il presidente di Quartiere 4:

“Siamo felici che finalmente prenda avvio il lavoro di ricostruzione di questo manufatto, importante testimonianza storica del nostro territorio, e speriamo – sottolinea il presidente del Quartiere 4 Mirko Dormentoni – che presto possa essere concluso, e quindi realizzato, anche il progetto di ricostituzione sull’argine del fiume dei resti del Porto Leopoldino insieme alla ultimazione del percorso pedociclabile che collegherà il Lungarno del Pignoncino con il Ponte della tramvia. Con questa opera complessivamente andiamo incontro ai bisogni ambientali e alla opportunità di valorizzazione del territorio, a partire dalla sua storia importante, anche a fini turistici, oltre a rispondere ad una domanda dei cittadini che riguarda la vivibilità del nostro fiume e la mobilità dolce”.

Il piccolo tratto, infatti va a integrarsi con il più ampio progetto di parchi interconnessi e piste lungo l’Arno che, di fatto, consente di arrivare dal centro di Firenze fino a Lastra a Signa e alle Bagnesi: un grande itinerario ciclopedonale che, pezzo pezzo, collegherà la città nelle periferie più lontane dal centro.

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