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Spedali fiorentini, un’esperienza plurisecolare di assistenza

Ben prima del welfare, a Firenze sono stati predisposti spedali, ospizi, lazzeretti per far fronte ai bisogni della popolazione

Dagli antichi spedali di Monticelli e Legnaia al moderno Torregalli

 

Lunga e ricca è la storia degli spedali fiorentini. Una storia che dimostra quanto la solidarietà sia un valore incastonato nei cuori dei fiorentini. Sorgono fin dal Medioevo e restano in funzione fino alla piena edificazione di uno stato sociale moderno a cavallo tra gli anni 50′ e 60′. Grazie alla munificenza di privati o alla carità di ordini monastici. Sia dentro la città sia fuori. Si tratta dell’Ospedale del Bigallo a Bagno a Ripoli e quello del Pellegrino in via Bolognese, gestito dai Cavalieri del Tau. Il Villani nella sua celeberrima Cronica censì 30 ospedali per un totale di circa 1000 posti letto.

Strutture per far fronte alle epidemie

Altri furono creati nel tempo per far fronte ad epidemie o per accogliere alcuni malati contagiosi. Nel 1186 fu predisposto sulla “strata per quam itur Pratum”, allora fuori la cinta muraria, la prima del periodo comunale, lo spedale di San Jacopo a Sant’Eusebio per accogliere i lebbrosi. Rimase attivo fino al 1533, riferisce Marco Pomella ne “Il complesso di San Salvatore in Ognissanti a Firenze”. Fu ceduto quell’anno alle monache del convento di Santa Anna in Verzaja, sfollate dopo l’assedio di Firenze del 1529. I lebbrosi furono trasferiti presso il ponte a Rifredi, località Montaione, in un ricovero dalle monache di Santa Maria Urbana della Porta a Faenza.

Lo spedale di Santissima Trinità degli Incurabili di via San Gallo nacque per ospitare i malati di sifilide. Questo morbo fu portato in Italia dalle truppe francesi di Carlo VIII. Fu, come altri, soppresso durante le riforme leopoldine e accorpato a quello di Bonifacio non distante.

Durante la terribile peste del 1630 furono allestiti dei lazzaretti ovvero lo Spedale di Bonifacio in via San Gallo, la Vecchia Badia sotto Fiesole, San Marco Vecchia, uno al Maccione (Campi Bisenzio) e, nel 1633, a Monticelli.

“Chi va a San Biagio, perde l’agio”

Sempre a Monticelli, in via Pisana, sorge lo spedale di San Biagio realizzato nella prima metà del Trecento dalla Compagnia del Bigallo. Nato per “pellegrini e bianti (viandanti)” si trovò nel tempo ad ospitare anche malati e infermi. Disponeva di venti posti: 14 per gli uomini, 4 per le donne, 2 per i forestieri. Nonostante questo era ritenuto un luogo poco ospitale. “Chi va a San Biagio, perde l’agio” recita un pungente detto popolare “Chi va a Santa Maria Nuova, la ritrova”. Nel 1751, vista la difficoltà di gestione, le poche entrate (poco più di 94 scudi all’anno), la scarsa igiene fu chiuso per volontà del Magistrato dei Capitani del Bigallo. Un altro spedale, a pochi passi, per tradizione orale,  forse sorgeva in via del Chiesino. Ci siamo occupati del mistero in questo articolo.

antico spedale via del chiesino (2)

In località Legnaia, precisamente La Federiga, Ser Buonamico Capponi fondò uno spedale destinato come quello di San Biagio a pellegrini, viandanti e infermi (Firenze: il quartiere di Santo Spirito dai Gonfaloni ai rioni). Talvolta vi si ospitarono anche dei gittatelli. Si trovava precisamente nel popolo di Sant’Angelo a Legnaia quasi in prossimità dell’incrocio con via delle Muricce. Vi erano ospitati uomini e donne e, a leggere i resoconti, sembra che per evitare incontri notturni tra gli assistiti lo spedalingo abbia dovuto fare grandi sforzi. Sorte analoga a quella di tanti altri spedali cittadini, lo Spedale del Cappone fu prima privato di quattro posti letto, dunque soppresso definitivamente nel 1751.  Sulla storia dello Spedale del Cappone (o dei Capponi) abbiamo già dedicato un articolo completo che trovate qui.

ospedale torregalli (4)

L’ospedale San Giovanni di Dio

Nacque grazie al lascito del mercante Simone di Piero Vespucci l’ospedale Santa Maria dell’Umiltà in Borgo Ognissanti. Mantenne questo nome fino al 1587 quando passò ai frati dell’Ordine di San Giovanni di Dio che “vi esercitano la carità secondo il loro istituto” (Repetti, Compendio storico della città di Firenze). Nel 1870 passa sotto il controllo Pubblica Amministrazione. Nel 1982 sorgerà un nuovo grande ospedale tra le colline di San Giusto e Soffiano. Il Nuovo Ospedale di San Giovanni di Dio, detto anche di Torregalli per la vicinanza al castello. Gli originari 18 posti del Quattrocento sono diventati oltre 300 dell’attuale. Per saperne di più, qui la storia completa di Torregalli.

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Lorenzo Somigli

Giornalista, copywriter, ufficio stampa, social media manager. Innamorato della parola. Mai smettere di comunicare!

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