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Vaccino antiinfluenzale nelle carceri, da sinistra l’appello

Dmitrij Palagi, Antonella Bundu, Associazione Progetto Firenze, Osservatorio carcere Camera Penale di Firenze: «il vaccino anti-influenzale può ragionevolmente aiutare a distinguere i sintomi del più pericoloso Covid-19»

Il_Tazebao

Dai banchi di Sinistra Progetto Comune a Palazzo Vecchio i consiglieri Dmitrij Palagi e Antonella Bundu tornano a chiedere con forza il vaccino antinfluenzale per i detenuti nel carcere di Solicciano e negli altri carceri regionali.  A unirsi al loro appello, l’Associazione Progetto Firenze, tramite il portavoce Massimo Lensi, e l’Osservatorio carcere Camera Penale di Firenze. Un appello rivolto in primis alla neo assessori regionali Serena Spinelli e Simone Bezzini, affinché i reclusi siano inseriti nell’elenco delle persone a rischio.

Una tutela in più che sarebbe utile non solo a prevenire il diffondersi dell’epidemia non solo tra i carcerati, che vivono in condizioni di forzata convivenza, ma anche per i lavoratori del carcere e per l’intera comunità fiorentina.

 

“L’aumento dei contagi del virus è una condizione che le persone libere possono contrastare con responsabilità e con la piena consapevolezza dei rischi, avendo a disposizione un sistema sanitario che, seppur sotto pressione, riesce a garantire risposte e un’informazione capillare – spiegano i due consiglieri di sinistra  insieme a Lensi – Nelle istituzioni totali non è così, in particolare negli istituti penitenziari. In questi luoghi vigono paura e senso di abbandono. La stessa edilizia penitenziaria, strutturata in celle dove la promiscuità è regola, unita al sovraffollamento cronico degli istituti inducono a temere il peggio. Il distanziamento è utopia e le condizioni igieniche sono pessime. Nonostante molti istituti stiano predisponendo misure adeguate di isolamento preventivo per i casi sospetti, tutto ciò potrebbe non bastare nel malaugurato caso di una diffusione dei contagi. Occorre quindi alzare rapidamente il livello dell’attenzione e facilitare, la rapidità diagnostica, ad esempio promuovendo la vaccinazione anti-influenzale, come si sta facendo fuori dalle carceri.

Perciò, pur sperando che si stia già provvedendo, ci sentiamo ugualmente in dovere di rivolgere un pressante appello ai nuovi assessori regionali alla sanità, Simone Bezzini, e alle politiche sul carcere, Serena Spinelli, affinché i 3.247 detenuti negli istituti toscani (dati del 30 settembre scorso) siano inclusi nelle categorie considerate a rischio e sia offerta loro la vaccinazione anti-influenzale, attraverso una campagna interna agli istituti penitenziari da attuare in collaborazione con il Prap (Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria).

L’assistenza sanitaria alla popolazione detenuta è di competenza del Servizio sanitario regionale. Riteniamo importante – concludono Palagi, Bundu e Lensi – che la Regione attivi velocemente, anche attraverso una corretta e documentata informazione, una campagna che illustri i comportamenti a rischio e raccomandi l’impiego della vaccinazione anti-influenzale in carcere. Bisogna, però, far presto. Il tempo della burocrazia è molto più lento di quello che l’emergenza sanitaria in atto consente. E oggi il vaccino anti-influenzale può ragionevolmente aiutare a distinguere i sintomi del più pericoloso Covid-19”

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