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Volontari in prima linea: insieme a Humanitas #4

Non solo ambulanze. Humanitas ha un settore altrettanto importante, ora più che mai in emergenza Coronavirus, anche senza sirene e lampeggianti: il sociale

Il_Tazebao

Mentre continuano a susseguirsi i dati relativi ai nuovi contagiati, per fortuna accompagnati da un sempre maggior numero di guariti, noi proseguiamo il nostro giro fra le buone novelle che ci regala il nostro quartiere e queste, ancora una volta, sono intrecciate con l’ottimo lavoro svolto sul campo dall’ Humanitas Firenze. Nelle scorse puntate ci siamo concentrati sull’enorme sforzo che stanno facendo i volontari in questo momento di emergenza sanitaria e su ciò che li porta oggi sulle ambulanze. Questa volta però soffermandoci con lo sguardo su quelle che sono le attività che l’associazione svolge nell’ambito sociale, le quali ovviamente non possono fermarsi neppure ai tempi del Covid-19 e continuano ad essere svolte sul territorio.

Avevamo già parlato di una delle attività sociali di Humantias in tempi di Coronavirus, parlando delle loro case di accoglienza per ragazzi disabili; ma per avere una storia più completa  riguardo al settore sociale dell’Humanitas Firenze ci rivolgiamo ad un altro volontario di lungo corso, uno dei responsabili di questo settore, il quale ci accoglie dandoci conferma del fatto che la situazione sia seria e chi quotidianamente si muove fra le  fila dei più deboli percepisce la gravità del periodo che stiamo vivendo forte e chiaro. Ma c’è anche qualcosa di buono perché è in questo momento che l’attività di Humanitas è ancora  più determinante per la vita del quartiere.

 

Sono state messe in campo nuove iniziative a livello sociale in questo periodo di emergenza sanitaria?

«Da qualche giorno abbiamo iniziato, in collaborazione con il Comune di Firenze  ed insieme alle altre associazioni del territorio, la consegna a domicilio di farmaci e beni di prima necessità alle persone anziane sole che con queste limitazioni alla mobilità personale non possono uscire di casa. Può sembrare una cosa scontata ma non lo è affatto, è dei giorni scorsi infatti la notizia di un anziano che, in un’altra Regione, ha chiamato i Carabinieri perché solo in casa e senza cibo da giorni. Per queste persone la presenza su territorio di associazioni che si occupano di loro è fondamentale».

 

C’è qualche bella storia che può condividere con noi legata a questo periodo?

 «Purtroppo non direttamente poiché anch’io sono considerato dalle disposizioni vigenti ” a rischio contagio” per cui non sono in prima linea.  Mi occupo di cercare fra i nostri volontari persone disposte a svolgere questi servizi. Posso dire però, dopo tanti anni di attività nel sociale specialmente con i disabili che un sorriso , il fatto stesso che ti riconoscono ed a modo loro ti chiamano per nome, ti ripaga dell’impegno profuso per fare questi servizi. Credo che siamo più noi volontari a ricevere coraggio e determinazione da questi ragazzi più sfortunati di noi piuttosto che viceversa e tutto questo, in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, assume ancora più valore».

È questo che la spinge a fare il volontario? Anche in un momento così difficile in cui ci viene chiesto di stare a casa?

«La mia storia di volontario parte dal 2006 quando finita l’attività lavorativa ho pensato che probabilmente sarebbe stato opportuno impegnarsi in prima persona per gli altri e quindi sono approdato in Humanitas Firenze. Indipendentemente dalla pandemia che stiamo vivendo,  nel sociale abbiamo da lavorare tutto l’anno anche perché il nostro quartiere e fra i più anziani di Firenze e quindi  più bisognoso di solidarietà per i più deboli. Noi del settore sociale operiamo un po’ più in sordina, non abbiamo sirene o luci blu, ma il contributo che portiamo alla popolazione è davvero notevole».

Le istituzioni (Comune, Regione etc) vi sono vicine in qualche modo nella gestione dell’emergenza?

«Anche le istituzioni, come tutti,  sono state colte di sorpresa da questa emergenza e quindi per entrare a regime sono passati diversi giorni però  mi sembra che ormai  la collaborazione sia completa. Riusciamo quindi ad operare nel pieno rispetto di quanto prevedono le normative in tema di sicurezza individuale».

Ricordiamocelo, anche quando l’emergenza sarà finita, quando ciascuno di noi potrà tornare alla propria vita, quando riaffolleremo le strade e le piazze, quando riempiremo gli uffici, le scuole, le palestre, i parchi, ricordiamocelo che ci sono persone, molte più di quante immaginiamo, per le quali cambierà poco o niente, perché e loro vite sono già fatte di solitudine, di isolamento, di difficoltà quotidiane, persone il cui orizzonte si consuma lungo le pareti domestiche. E ricordiamoci che a prendersi cura di queste persone, fortunatamente, c’è anche l’Humanitas Firenze.

Jenny Poggiali

La nostra attività è possibile anche grazie al sostegno di queste attività di quartiere
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