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Com’erano Isolotto, Legnaia e Soffiano nella Preistoria

la pianura era un grande lago che formò una palude, le prime tracce di civiltà erano tribù nomadi sulle colline di Bellosguardo

Siamo abituati a pensarlo come città e quasi non riusciamo a concepire che il territorio dove sorgono le nostre case, all’Isolotto, a Legnaia, a Soffiano, al Pignone a Ponte a Greve, fosse natura selvaggia.  Nella preistoria era ben diverso da come lo vediamo dopo millenni di antropizzazione, e diverso anche nella conformazione. I mutamenti climatici alternatisi nei millenni, e quelli orografici poi lo hanno reso diverso di era in era, dove si sono seguite tanto desolate lande ricoperte di ghiacci, quanto rigogliose foreste pluviali e savana. In questa pianura, già da prima dell’arrivo dell’uomo, pascolavano anche i Mammut, come quello che fu ritrovato durante gli scavi di Firenze capitale, di cui vi abbiamo già raccontato la storia.

Certo fu che fino a poco più di mezzo milione di anni fa, la gran parte del nostro  il nostro Quartiere, insieme a tutta la piana Fiorentina fino a Pistoia era sommersa da un grande lago che si estendeva fino a Pistoia, stretto dal massiccio della Calvana, Monte Morello e Monte Giovi a Nord, e a Sud dalle Colline del Chianti e del nostro quartiere: il Monte Oliveto, Bellosguardo, Marignolle erano terre emerse e abitabili. Fu lì infatti che sorsero, anche se in epoca ben più tarda, i primi insediamenti umani del Quartiere. Le prime tracce di civiltà, si hanno tra i diecimila e i dodicimila anni fa. Piccole comunità di cacciatori e raccoglitori, vissero per migliaia di anni su queste colline. Inizialmente nomadi, spostandosi seguendo la fauna e le risorse naturali, quando scoprirono e cominciarono a praticare l’agricoltura e l’allevamento diventarono sedentari.

La Greve nel nostro quartiere mostra ancora sulle sue sponde la naturale vegetazione palustre
La Greve nel nostro quartiere mostra ancora sulle sue sponde la naturale vegetazione palustre

Il lago piano piano si ritirò, nei millenni. Ma la parte di pianura del nostro quartiere rimaneva, e questo è stato il suo destino per gran parte della storia fiorentina, una palude acquitrinosa. Riuscì ad affrancarsi da questo suo  destino di mefitico acquitrino solo in epoca moderna, con la costruzione dell’Argingrosso. D’altronde i toponimi rimandano spesso a questa sua conformazione: Isolotto, via delle Isole, via del Saletto (salice, anche se alcuni la fanno risalire a un’altra curiosa origine longobarda), via di Fagna (farnia), via dello Scalo, via del Padule, via dei Bassi (terreni bassi e soggetti ad alluvioni)… In un nostro articolo sulle 10 curiosità dell’Isolotto, abbiamo approfondito la questione.

La palude era ricca di vegetazione intricata, pioppi, farnie, olmi facevano dei veri e propri boschi di acquitrino, mista a un sottobosco e fango formavano frontiere quasi invalicabili. Ricoperte di boschi, ma ben diversi e probabilmente a prevalenza di querce, erano anche le colline. Con l’affermarsi agricoltura si necessitava sempre più di  campi da coltivare e pascoli per gli animali. Così i protoisolottini-legnaiaoli  cominciarono a disboscare e bonificare.

Fino a  trasformarlo, millennio dopo millennio, in un’area prevalentemente agricola,  di cui rimane ancora la vocazione, nella ultime, ma ancora in discreto numero, aziende agricole che sono ai margini del nostro quartiere. Una vocazione che è rimasta intatta nelle migliaia di anni, e che anzi porta un bagaglio di esperienze nei secoli di sudore e di lavoro dei contadini, prima primitivi, poi villanoviani, poi etruschi (di cui sembra rimanere qualche traccia ancora nella necropoli perduta di Monticelli), poi romani, medioevali e via via fino ai giorni nostri.

 

 

 

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