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Silvano Sarti, il partigiano Pillo

Non solo un volto sul muro dell'Audace Legnaia, ma una figura viva della Resistenza nel nostro quartiere. la storia di Silvano Sarti, i suoi ricordi a Monticelli

Il_Tazebao

In occasione della festa della Liberazione del 25 aprile vogliamo raccontarvi la storia del partigiano Pillo, il combattente per la Resistenza forse più noto del nostro Quartiere, cresciuto, vissuto e diventato eroe nel rione di Monticelli. Al murale in sua memoria, per la festa della Liberazione, è stata apposta una corona celebrativa. Ma chi era Silvano? Ce lo racconta la nostra Jenny Poggiali, che ha girato il quartiere per raccogliere testimonianze di chi lo conosceva

Silvano Sarti è stato un tagliatore di pelli, un sindacalista, un marito amorevole, un fratello leale, un giovanissimo partigiano. Silvano Sarti è un partigiano, il partigiano del nostro quartiere. Silvano Sarti sarà sempre Pillo, il partigiano della Brigata Senigallia che liberò Firenze dal Nazi-fascismo. E se oggi per tanti è solo il volto che sorride ai passanti, con sguardo benevolo e sornione, dal murales, realizzato dall’artista DesX, che lo ritrae in via del Pollaiolo, sulle mura del centro sportivo gestito dall’Audace Legnaia, o il nome al quale sono stati recentemente intitolati i giardini del lungarno Santarosa, tanti, tantissimi sanno quanto Pillo si sia speso per la città e per il quartiere.

Silvano sarti pillo
Nato nel 1925 a Scandicci, fu arrestato per diserzione, rifiutandosi di arruolarsi per la Repubblica Sociale e mandato a Cassino, da dove riuscì a fuggire per prendere parte attiva alla Resistenza, entrando poi a Firenze da Porta Romana con la Brigata Senigallia.

Murales partigiano pillo
Ma per gli abitanti del quartiere, dove Silvano ha vissuto fino alla sua morte, sopraggiunta il 24 gennaio 2019, Silvano era quell’uomo buono, dagli occhi vivaci e la risata cristallina, che andava di fretta, sempre. Perché Silvano aveva da fare, e camminava veloce. Ma si fermava sempre volentieri a parlare, soprattutto con i più giovani, dimostrando grande apertura e disponibilità anche verso chi aveva opinioni opposte dalle sue, pur rimanendo granitico nelle sue storiche convinzioni.

Inaugurazione del Murales al partigiano Pillo, foto di Jenny Poggiali
Inaugurazione del Murales al partigiano Pillo, foto di Jenny Poggiali

Andava di fretta Silvano, per andare nelle scuole a parlare di antifascismo, per partecipare ai forum, per marciare alle manifestazioni, perché amava stare con i ragazzi e parlare con loro e non voleva perdere tempo: voleva che i giovani non ripetessero errori già commessi e li spronava ad impegnarsi “noi s’è fatto il nostro, ora tocca a voi” era una delle sue frasi preferite. Andava di fretta, ma con gioia e con educazione: i suoi “buongiorno!” risuonavano allegri nelle botteghe del quartiere. Il “grazie” che riservava alla barista che gli serviva la pastina al bar, di nascosto alla moglie che “lo teneva troppo a stecchetto” secondo lui, era vero, sincero, non solo una consuetudine.

foto di Jenny Poggiali
foto di Jenny Poggiali

Non lesinava gentilezze, così come non lesinava le parole: sempre pronto a sottolineare anche l’importante ruolo ricoperto dalle donne nei difficili anni della guerra civile, a ricordare le 60 mila (30 mila combattenti e 30 mila staffette circa) ragazze impegnate attivamente nella Resistenza.

Anno scorso, il murale fu imbrattato in un atto di spregio alla memoria e alla democrazia
Anno scorso, il murale fu imbrattato in un atto di spregio alla memoria e alla democrazia

Salutava e sorrideva a tutti, Silvano, ma aveva un rapporto speciale con Sara, dell’ Edicola Il Folletto, in via Domenico Veneziano, nella vetrina della quale, non a caso, campeggia una bella foto di Pillo con il suo fazzoletto al collo. Sara racconta che Silvano faceva irruzione in negozio ogni giorno per ritirare i suoi indispensabili giornali, per lui fondamentali, e voleva che glieli spillassero perché lui, pur avendo avuto la patente quasi fino alla fine, si muoveva spesso in autobus e non voleva rischiare che le pagine gli scivolassero via mentre le sfogliava sui mezzi pubblici. A volte Silvano si arrabbiava con quegli stessi giornali, per le notizie riportate, che talvolta erano quelle che non avrebbe voluto leggere, e per come erano riportate. Aveva conservato inalterato il suo spirito critico, con una gran lucidità. Era informato, preparato, partecipe.

E la partecipazione ha accompagnato anche la sua morte che vide la presenza di migliaia di persone alla cerimonia funebre laica tenutasi sull’Arengario di Palazzo Vecchio.
Oggi ricorre il 76esimo anniversario della Liberazione,allor ringrazieremo solo quelli che un giorno si chiamavano ribelli“.

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