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Poderaccio, chiuso campo rom, ma l’opposizione insorge

Dormentoni: «Giorno storico per il nostro quartiere». Ma il centrodestra rivendica una vittoria per cui combatte da trent'anni

Il_Tazebao

Bisconti e Cellai: «finisce una lunga storia di assistenzialismo di sinistra che ci è costato milioni. No a escamotage sugli alloggi popolari»

Draghi: «Chi paga la bonifica dell’area? Potrebbe essere una bomba ecologica»

 

È di ieri la notizia della chiusura del campo rom del Poderaccio è stato chiuso. Si chiude (almeno sulla carta), un annosa battaglia che l’opposizione fiorentina, e soprattutto del Quartiere, porta avanti da decenni e che si è fatta ancora più sentita tra la cittadinanza dopo alcuni gravi fatti di cronaca degli ultimi anni: primo tra tutti l’efferato omicidio del giovane Duccio Dini in via Canova, ucciso tragicamente perché capitato, mentre andava a lavorare,  nel mezzo di un inseguimento spericolato tra bande di rom. Questo episodio, segnò l’ultima enorme goccia che fece traboccare il vaso e portò migliaia di cittadini a riversarsi in strada per chiedere lo smantellamento del campo. Seguirono poi altri presidi e manifestazioni per mantenere accesa la questione.

Ciò nonostante non sono mancati gli episodi di cronaca che hanno riacceso i riflettori sul Poderaccio. Alla visita al campo dell’onorevole Gasparri, i rom appiccarono una serie di incendi dolosi per scacciare la stampa, i cui fumi asfissiarono il quartiere. Seguì poi una faida a colpì di coltello tra famiglie abitanti nel campo, così come negli stessi giorni un altro abitante del Poderaccio causò un incidente stradale, ubriaco, mentre scappava da un furto. La baby gang di bulletti che spadroneggiava ai giardini di via Canova  e che terrorizzava bimbi e genitori, puntando nuovamente la questione dei media, anche nazionali, su Rom e Isolotto. Il campo tornò ancora alla ribalta con la notizia della maxirissa a Villa Vogel data in anteprima da questo giornale, inizialmente negata da sinistra poi confermata dopo le evidenze documentali e testimoniali.  La questione si è nuovamente riaccesa lo scorso gennaio, quando, nuovamente una gang di minorenni, derubò una vicina tabaccheria sfondando la vetrina con un tombino.

Il promesso smantellamento annunciato in fase conclusiva si è concluso così solo ieri dopo mesi in cui non sono mancate aspre polemiche sui tempi tra fazioni politiche, sancendo la fine del percorso, annuncia il Comune, con

 la demolizione di 72 casette e rendendo inagibili le ultime sette ancora rimaste è stato smantellato il campo rom nato nel 1988 come campo sosta per nomadi con container, roulotte e baracche, che ha subito varie trasformazioni nel corso degli anni. Risale infatti ai primi anni del 2000 la realizzazione delle 79 casette, suddivise in due villaggi, di cui era composto il campo.

Per velocizzare le operazioni di superamento dell’insediamento, il 26 giugno 2018 (due settimane dopo l’omicidio di Duccio Dini, ndr), è stata costituita un’apposita cabina di regia con il compito di definire e realizzare un programma che tenesse insieme integrazione, legalità e sicurezza.

Nel 2014 nel campo rom risiedevano 470 persone, scese a 241 alla fine del maggio 2018. Nel 2019 sono fuoriusciti dal campo 21 nuclei familiari, mentre quest’anno sono usciti gli ultimi 13 che restavano

 

Ma l’opposizione non ci sta a farsi soffiare il merito di una vittoria per cui ha combattuto per decenni. E  soprattutto, una vittoria che potrebbe rimanere solo sulla carta: non si sa infatti dove siano finiti gli abitanti del Poderaccio e se finiranno negli alloggi popolari.

“Dopo circa trent’anni la sinistra locale, Pd in testa, giudica uno sbaglio il campo Rom, costato solo per le sue casette di legno 3 milioni di euro, ripartiti alla pari tra Comune e Regione. In questi anni – dichiarano Jacopo Cellai, Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale e candidato alla Regione, e Davide Bisconti, Capogruppo al Q4 – sono stati spesi oltre 5 milioni in modo assistenziale (casette escluse) per finanziare i servizi più disparati, dal portierato fino ai servizi di assistenza scolastica ed extrascolastica, alle cassette postali.

Spese puntualmente documentate da noi. Servizi erogati per lo più allo stesso modo per trent’anni, alla faccia dell’integrazioneBambini che hanno giocato sui cumuli di rifiuti e sporcizia più disparati, e ne siamo testimoni oculare, in un villaggio che allo stesso ospitava un parco macchine degno del migliore villaggio turistico di livello”.

“Adesso Nardella e Vannucci – aggiungono – ci confermano che non ci saranno scorciatoie per le soluzioni abitative degli abitanti sciorinando percentuali da brividi tra soluzioni provvisorie e assegnazioni in graduatoria Erp. Vogliamo trasparenza.

Non è giusto che la domanda di alloggio fatta da un residente in un campo nomadi possa ottenere un punteggio più alto perché l’abitazione viene riconosciuta in condizioni insalubri mentre tante persone che lavorano e pagano un affitto per abitazioni estremamente modeste non possono ottenere punteggio analogo.

La legge regionale Erp deve essere rivista per evitare questi “escamotage”. 10 euro era il canone della casetta al Poderaccio. Dove è rimasto un debito con Publiacqua che ammontava a 500.000 euro. Dove i residenti a tutt’oggi risultano essere anagraficamente più di 200”.

“Si chiude – rimarcano Cellai e Bisconti – una lunga storia di assistenzialismo utile probabilmente più alla sinistra che amministrava per continuare a giustificare una serie di servizi da affidare a cooperative. Una sinistra che ha amministrato ha giocato sul fatto che il Poderaccio non si vedeva facilmente, e la vergogna si nascondeva meglio. Altro che sbaglio, un fallimento.

E adesso la massima chiarezza su cosa significa soluzioni provvisorie, chi le paga e per quanto. Idem per le assegnazioni Erp. Chi le ha avute e come ha raggiunto il punteggio. Le regole devono essere uguali per tutti e per davvero. Non vorremmo – concludono – vedere altre discriminazioni alla rovescia”.

Davide Bisconti e Jacopo Cellai
Davide Bisconti e Jacopo Cellai

I Fratelli d’Italia puntano invece l’indice sulle condizioni ambientali in cui è stato lasciato il sito, sugli enormi costi di ripristino e sulla moschea che lì permane:

Dopo 32 anni chiude il Poderaccio – hanno dichiarato il Capogruppo di Fratelli d’Italia Alessandro Draghi e il consigliere di Quartiere 4 Leonardo Masi – ce lo auspicavamo e dopo qualche anno di ritardo e la morte di un giovane (Duccio Dini) la giunta ha “superato” il campo rom del Poderaccio attraverso la definizione e la realizzazione di un programma operativo che ha visto il trasferimento di tutti i suoi abitanti verso località più o meno imprecisate.

Cosa resta del più grande campo Rom della Toscana? nell’area del campo restano i resti delle ultime casette ed un enorme cumulo di macerie e rifiuti di ogni genere, essi includono auto distrutte e abbandonate;rimarrà per il momento anche una moschea si apprende dalle dichiarazione a mezzo stampa del sindaco che : “Le operazioni di bonifica partiranno subito. Quest’area tornerà al quartiere e alla città”, assicura il sindaco. Tempi e costi delle operazioni ancora non sono noti.“  la quantità di macerie e di immondizia rimasta possa rappresentare un rischio di una vera bomba ecologica, nonché possa determinare il degrado dell’area circostante.

Il Comune di Firenze nel bilancio previsionale del 2020 ha aumentato la Tari per i residenti fiorentini, a cui toccherà pagare anche per il risanamento del vecchio campo rom e dell’area che è stata lasciata in maniera vergognosa; un pericolo per l’uomo e per l’ambiente.

ho appena presentato una interrogazione d’urgenza per chiedere quando inizieranno i lavori di bonifica dell’area; se la bonifica sarà effettuata da Alia o da privati;
chi pagherà in tal caso la bonifica dei rifiuti e la rimozione dei veicoli abbandonati

Alessandro Draghi
Alessandro Draghi in Consiglio comunale

Eppure l’annuncio del presidente di Quartiere Mirko Dormentoni è trionfale:

Il presidente del Quartiere 4 Mirko Dormentoni
Il presidente del Quartiere 4 Mirko Dormentoni

Oggi è un giorno storico per il nostro quartiere, per la nostra città: abbiamo sancito la fine del “campo rom” del Poderaccio  Era un obiettivo importante del nostro programma, lo abbiamo raggiunto. Dopo 5 anni di lavoro, con un progetto che ha portato avanti insieme legalità e integrazione sociale, l’ultima famiglia ha lasciato l’ultima casetta e da ora in poi niente più campi, niente più villaggi, niente più ghetti.
Grazie agli uffici comunali (servizi sociali, servizi tecnici, direzione Ambiente, polizia municipale) e alle cooperative e associazioni che hanno dato il loro contributo operativo. Grazie ai cittadini che hanno avuto pazienza e collaborato. Buon futuro soprattutto alle/ai bambine/i e alle/ai ragazze/i che possono inseguire i propri sogni più liberamente e fuori dalle etichette.
Adesso al lavoro per un progetto importante di riqualificazione di tutta l’area.

La nostra attività è possibile anche grazie al sostegno di queste attività di quartiere
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