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Villa Capponi Tempi, la signoria dimenticata

La Villa Capponi Tempi, oggi inglobata dalla città e soffocata dal traffico, ha ospitato per secoli le famiglie più potenti della zona

Un lungo pergolato di glicini riparava le dame in una passeggiata fino all’Arno.: ancora sopravvive l’ultimo, secolare

Chissà quante volte ci siamo passati davanti, in macchina, senza notarla, la villa Capponi Tempi. Messa lì, su quell’angolo sempre imbottigliato dal traffico, davanti a quella piazza Pier Vettori che nonostante tutte le migliorie, come piazza non è mai spiccata, rimanendo sostanzialmente una rotonda, un grosso snodo viario.

Fatto sta che questo edificio, troppo poco conosciuto, troppo poco valorizzato, è un esempio di architettura signorile rurale tardo medioevale. Una di quelle ville dove abitavano i Signori, che dominavano sul contado.  E che Signori: niente di meno che quella famosa, ricca e potente famiglia Capponi che tanto contributo ha dato alla storia di Firenze. Famiglia che, al culmine della sua potenza possedeva quasi tutte le campagne dei dintorni di Verzaia.

Qui, a due passi da porta San Frediano era tutta campagna, quando fu eretta. Almeno nel XIII Secolo, e forse anche prima. E proprio per questo si chiamava Verzaia. perché ci si facevano le verzure: era l’orto di Firenze. Attraversata da quell’asse commerciale strategico che era via Pisana, a due passi da quel borgo dei Navicellai e dal porto di Firenze. Una zona che sarebbe quasi come un interporto di oggi insomma. Davanti, sullo sfondo, secoli prima che fosse realizzata la piazza negli anni di Firenze capitale, invece, una salita a gradoni portava su fino al convento di Monte Oliveto, quella salita che fu poi ripresa nel profilo dal villaggio artistico delle ex ceramiche Zaccagnini, in quella spettacolare gradinata di cotto.

Oggi mantiene ancora quella sua signorilità in qualche dettaglio: le imponenti finestre  decorate in pietra serena,  il portone per i carri, il grande giardino, gli edifici annessi. Ma tutto è soffocato da quell’incrocio tra via Pisana e via del Ponte Sospeso, dalle case. Sembra quasi poco più di un bel condominio. E Invece, immaginiamola completamente libera dalla città, svettare sui dintorni, con una massiccia torre di avvistamento e per i piccioni viaggiatori. Doveva certo incutere un timore reverenziale. Un vero palagio signorile, che ancora ricordava in alcuni elementi un castello.

Pian piano, nei secoli assume linee sempre meno  possenti e sempre più eleganti per il gusto dell’epoca. Nel XVI Secolo viene fatto un lungo pergolato che la congiunge fino all’Arno, con un bellissimo giardino sostanzialmente lungo tutta l’attuale via del Ponte Sospeso. Un pergolato tutto fatto in glicini che doveva regalare romantiche fioriture  alle dame che qui passeggiavano, rigorosamente all’ombra degli alberi per mantenere il candore della pelle. Ultimo testimone di quell’antichissimo pergolato un glicine, massiccio, antichissimo, che tuttora si può ammirare dal parcheggio dell’Esselunga.

Di mano in mano, la villa passò ai marchesi Tempi nel 1671, anche proprietari di quel palazzo Tempi che svetta sui lungarni d’oltrarno, a pochi metri da Ponte Vecchio, per andare verso ponte alle Grazie.  Un secolo e mezzo dopo alla famiglia Vettori, da cui il nome della piazza per l’illustre avo scrittore, filosofo e scienziato.Infine, nel 1840 fu comprato dal Benini, quell’imprenditore che ideò le fonderie Pignone a due passi da lì, che appunto aveva impiantato in via della Fonderia, dove nacque il primo motore a scoppio. Per secoli ha ospitato sempre la famiglia più potente del rione. Fino a essere frazionata in appartamenti, snaturata, accorpata ad altri edifici, ai suoi piani terra sono state aperte attività commerciali. Ma da vecchia e nobile signora decaduta, la villa Capponi Tempi, non perde la propria superbia e dignità.

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