Curiosità e storia

Il tabernacolo mariano di Clemente Vantini in via Bandinelli: tutto quello che c’è da sapere

Il grazioso tabernacolo realizzato dall'artista settecentesco

Nel variegato tessuto urbano di Firenze e dei suoi dintorni, i tabernacoli — come quello situato in via Bandinelli, opera di Clemente Vantini (attivo nella prima metà del Settecento) — non rappresentano semplici espressioni di devozione popolare. Fungono, piuttosto, da scrigni di un’arte “minata” dal tempo ma preziosa, che rimane sovente invisibile agli occhi della storiografia ufficiale. Eppure, non si tratta di semplici episodi isolati: la qualità esecutiva che riscontriamo nel tabernacolo in questione riflette il medesimo rigore stilistico di capolavori ”cittadini”, confermando come la Bellezza, a Firenze, non abbia mai conosciuto “confini daziari”.

Clemente Vantini (attribuito), Madonna col Bambino, anni 1720.
Clemente Vantini, Madonna col Bambino, metà  XVIII secolo su modelli della prima metà del secolo, Firenze, via B. Bandinelli, 62.

 

 

Il tabernacolo — la cui esecuzione è ascrivibile alla metà del XVIII secolo (ante 1758 per Gerini)  — manifesta una cifra stilistica che guarderebbe con coerenza ai modelli della prima metà di quello stesso secolo. L’opera è incastonata in un’edicola sobria ed elegante, animata da graziosi puttini che fungono da “proscenio” per il sacro gruppo. Al suo interno risplende una pregevole terracotta naturale, tecnica che in Toscana vanta radici millenarie e che nel Settecento esprimeva ancora vette di assoluta eccellenza, specie nelle mani di dinastie di esperti artigiani locali.

L’opera raffigura una Madonna col Bambino di rara intensità: la Vergine, dai tratti nobili, sorregge il Figlio in un gesto che fonde solennità dogmatica e naturale tenerezza materna. Sotto il profilo stilistico, la scultura colpisce per il modellato vigoroso e il panneggio risolto con ampie campiture plastiche che definiscono i volumi senza costringerli. L’opera testimonia una resistenza del gusto tardobarocco mediceo, dove la materia “povera” imprunetina viene nobilitata in esiti di alta scuola.

Sotto il profilo iconografico, il tabernacolo appare come una raffinata derivazione da un celebre prototipo quattrocentesco: il tondo marmoreo della tomba del pievano Antonio degli Agli (morto nel 1477) nella Basilica dell’Impruneta, riferibile a un maestro vicino a Benedetto da Maiano. La fortuna di questo modello, attestata anche da un simile bassorilievo in via Imprunetana per Tavarnuzze, conferma come il Vantini intendesse inserire l’opera in una solida tradizione plastica locale, riaffermando l’identità culturale del territorio. Non dimentichiamoci che i maestri imprunetini, come lo stesso Vantini, lavorarono infatti intensamente per la committenza fiorentina. Prima della costruzione delle moderne varianti, la Via Imprunetana per Tavarnuzze era il passaggio obbligato per chiunque volesse portare carichi pesanti (come vasi e manufatti in cotto) dal borgo di Impruneta verso la Via Cassia. Una volta raggiunta la Cassia a Tavarnuzze, la strada era dritta e pianeggiante fino alla Porta di San Pier Gattolino (Porta Romana) a Firenze.

La sottoscrizione autografa di Clemente Vantini eleva il tabernacolo oltre la dimensione della devozione anonima, restituendolo ufficialmente al catalogo dell’artista, esponente di una celebre famiglia di orciai nota fin dal Quattrocento. L’attribuzione permette di contestualizzare l’opera all’interno della produzione “colta” della bottega: il Vantini, infatti, eccelleva sia nel genere decorativo — si ricordino i vasi per villa La Quiete degli anni Venti — sia nella statuaria monumentale, come dimostrano le Stagioni per il Casino del Cavaliere al Giardino di Boboli (si rinvia alla scheda ICCD del 2010 per ulteriori approfondimenti).In particolar modo, si riscontra nella figura dell’Autunno di Boboli la stessa “sapienza plastica”: i grappoli d’uva ed i pampini sono realizzati con la medesima “vigorosa concretezza” del festone a squame che adorna il tabernacolo di via Bandinelli. Tale riscontro conferma la natura del manufatto come prodotto di un altissimo artigianato artistico capace di mantenere integri i modelli del primo Settecento fiorentino. 

A volte, dietro la maschera moderna dei nostri quartieri, si nascondono piccoli-grandi tesori come il tabernacolo del Vantini: frammenti di Storia ( e di Storia dell’Arte) che attendono solo di esser riscoperti per ridare voce all’identità del Nostro Territorio.

Clemente Vantini. L'Autunno da Wikipedia
Clemente Vantini. L’Autunno da Wikipedia.

 

Leonardo Colicigno Tarquini, storico dell’arte medioevale

Bibliografia e sitografia consultata:

La Civiltà del cotto: arte della terracotta nell’area fiorentina dal XV al XX secolo, catalogo della mostra (Impruneta, 1980), Firenze, Coop. Officine Grafiche, 1980.

Villa La Quiete: il patrimonio artistico del Conservatorio delle Montalve, a cura di C. De Benedictis, Firenze, Le Lettere, 1997.

B. GERINI, Vivere Firenze…Il Quartiere 4, Firenze, Aster Italia, 2005.

MINISTERO DELLA CULTURA (MiC), Scheda ICCD, Vantini Clemente, codice di catalogo nazionale 0900742104, compilazione a cura di D. Cappa, 2010 (ultima consultazione aprile 2026).

PANDOLFINI CASA D’ASTE, Firenze, 19 ottobre 2021, Asta live 1049, lotto 254 (ultima consultazione maggio 2026).

Ceramica in uso a Firenze fra Settecento e Ottocento. Terracotta da cucina e da dispensa, pentole e tegami di ceramica invetriata, ceramica ingobbiata da cucina e da dispensa, a cura di A. Moore Valeri, vol. III, Sesto Fiorentino, All’Insegna del Giglio, 2024.
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Leonardo Colicigno Tarquini

Leonardo Colicigno Tarquini (nome d'arte di Leonardo Colicigno) ha conseguito la laurea in storia dell'arte presso l'università di Firenze nel 2020, discutendo una tesi sulla figura di Ercole nel Medioevo. La suddetta tesi è stata successivamente pubblicata negli atti del IX Ciclo di Studi Medievali, convegno organizzato da NUME Gruppo di Ricerca sul Medioevo Latino (Firenze, 2023). Il suo interesse è rivolto tanto al Medioevo autentico, quanto a quello di reinvenzione. Nel corso degli anni 2018 e 2019, ha collaborato con diverse associazioni culturali di Firenze e Scandicci al progetto 'Scandicci Open Villas', contribuendo attivamente alla redazione di brevi schede informative di natura storico-artistica concernenti i principali beni culturali della "città della fiera", all'organizzazione di visite guidate agli edifici storici del sopraccitato Comune e alla produzione del docufilm 'La Pieve di San Giuliano a Settimo Un gioiello del Protoromanico Toscano' (regia di Vincenzo Zappia, 2019). Il video è disponibile su YouTube.

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